Simone Salvini. Uomo e Chef Vegano Stellato dal Cuor Gentile e dal Tocco Divino

La Ricetta Cosmica del Buon Nutrimento: Vegetarianesimo, Amore e Contemplazione di ogni Essere Vivente, Devozione per Krishna, Gentilezza, Eleganza e tanta Gioia!

di Melissa Mattiussi
Intervista fatta nell’Agosto 2015


Parlare con Simone Salvini è un’esperienza olistica che mi ha fatto capire ancor più cosa sia la Ricetta Cosmica della Vita. Le parole e la presenza di Simone hanno subito risuonato dentro me, coinvolgendo il mio intero essere Corpo-Mente-Spirito nella divina arte della preparazione dei cibi, come nutrimento di Amore e Pace, nel rispetto di ogni Essere Vivente.

Simone ha un animo gentile ed elegante, come gentili ed eleganti sono i suoi gesti sia nel dare vita alle sue opere d’arte culinaria sia nel quotidiano. Custodisce il cuore di un bambino che a occhi limpidi beve tutto il nettare dell’Esistenza con Amore Compassionevole, osservando le forme di vita nel regno naturale ed umano e da esse traendo gioia.

E’ questa gioia, con cui vive e agisce, che rende speciale la sua cucina vegana nel rispetto degli Amici Animali e che lo ha portato ad essere uno tra i più rinomati Chef Vegani Stellati al Mondo.

Simone, stella che addolcisce la vita con uno sguardo ed un tocco, dando al nutrirsi ed al vivere quel Gusto Superiore che ci avvicina all’Essenza Divina!

Simone, parlaci del tuo percorso verso il Vegetarianesimo e di che bambino eri…
“A poco più di 20 anni mi dedicai alla lettura dei libri sacri orientali ed in particolare, quando lessi il libro del sinologo Arena sulla vita del Buddha, percepii ancor più fortemente il rispetto per tutte le Creature. Fino ad allora ero immerso principalmente nelle letture di filosofia occidentale. Dopo di ché mi si aprì un mondo. Iniziai ad indagare e a coltivare maggiormente la Sensibilità. Come cuoco non potei fare altro che non cucinare più animali e dedicarmi in ogni ambito della vita alle cose che scaldano il cuore in una ricerca della verità che risuona nell’esistenza intera.

Da piccolo mi piaceva molto cucinare i dolci con la mamma. Ricordo che quando avevo 6 o 7 anni adoravo mettere il dito nelle ciotole dei dolci e gustarli crudi prima che fossero infornati. E poi di nascosto da mamma, con papà facevamo esperimenti culinari.

Da bambino passavo molte ore a contemplare la natura. Osservavo le tortore, i piccioni, le galline e nutrivo una particolare amicizia innata per la mucca. Mi piaceva passare il tempo nella stalla dello zio a sentirne gli odori.

Quando vidi per la prima volta in Val d’Aosta questo animale così bello e libero, così docile seppur grande, mi creò un interiore disordine il chiedermi perché l’uomo lo uccidesse.

In India la Mucca è un simbolo straordinario, considerata sacra dall’intera popolazione e simbolo legato a Krishna (detto anche Govinda, controllore dei sensi, colui che ama e protegge le mucche e la terra). Gandhi la descriveva come “poesia di compassione”.”

Come si può vivere spiritualmente anche vivendo nella materialità?
“E’ bene collegare quello che facciamo non solo all’Ego, che certamente un po’ rimane, essendo incarnati in corpi materiali. Bisogna però ricondurre l’Ego a valori più alti come la solidarietà, la compassione, la fratellanza. Dopo di che si può pensare al Divino, ciò che riguarda le sfere più alte. Come è scritto nella Bhagavad Gita “bisogna arrivare per gradi” concentrandosi sulle azioni virtuose quotidiane. Viviamo in una società molto laboriosa in cui ci esaltiamo e ci realizziamo nell’azione. Ecco quindi che se proprio non possiamo fare a meno di stare nell’agire, come Krishna ci insegna, possiamo rivolgere buone azioni nei confronti di chi ci sta vicino.

Ogni settimana tengo incontri dove parlo di molti argomenti. Cerco di parlare di cose belle e spirituali senza dare un nome preciso in modo che non si creino barriere date dai differenti Credo.

Al giorno d’oggi accadono molte cose virtuose. A noi spetta il compito di agire con eleganza, utilizzare al meglio l’espressione della forma per comunicare la sostanza, anche nella preparazione dei cibi. Abbiamo il vento a favore e ora dobbiamo essere noi bravi ad utilizzarlo al meglio.

Certamente la Spiritualità è una parte importante della mia cucina, basti pensare che ho iniziato da ragazzo a cucinare per i Bramini.”

Come Chef, oltre che con i Bramini, quali sono le esperienze che più ti hanno entusiasmato e formato?
“Sicuramente il fatto di essere stato per molto tempo il primo Chef del Joia di Milano. Ero sul trono più ambito al Mondo per un Cuoco Vegano. Poi le esperienze in Cina e in India. Cucinare con i cuochi cinesi, nepalesi ed indiani è stato per me altamente formativo.”

Qual è stato il primo piatto che hai cucinato da ragazzo e di cui hai detto “Che buono!”?
“Furono gli gnocchi conditi con la crema di nocciole, fatti con le patate bollite e le farine che allora erano quelle bianche, mentre oggi utilizzo farina di riso, di castagne o senza glutine. Ritengo che patata e farina siano due ingredienti base, così semplici, simbolo di come si possano trasformare gli elementi.”

Raccontaci dell’esperienza con il digiuno che hai fatto insieme a Padre Antonio Gentili.
“Nella settimana passata vicino ad Assisi, immerso nella Liturgia Cattolica, non ho toccato cibo. Ho solo bevuto tisane, pregato, fatto attività fisica. E’ stato un digiuno anche dai contatti con l’esterno, niente cellulare, niente internet e mass media. Mi sono energizzato molto e ho potuto camminare sulle strade di San Francesco. Non è stato difficile non mangiare, è stato più difficile ricominciare dopo.”

Cosa si può fare per sensibilizzare le scuole al tema del Vegetarianesimo?
“Con la Fondazione Veronesi abbiamo fatto delle proposte alle scuole e siamo riusciti a tenere degli incontri in alcuni istituti di formazione alberghiera. E’ difficile farsi inserire nei programmi scolastici per tutta una serie di programmi che la scuola deve seguire e per logiche politiche complicate. Però, insieme ad un gruppo che opera nel mondo del biologico, sto dando vita a un Centro di Studi Vegetariano.”

Cosa vorresti dire ai nostri fratelli Animali se leggessero questo articolo? E noi lo facciamo leggere pure a loro!
“Chiederei scusa. Spiegherei loro che molto spesso noi esseri umani non siamo così intelligenti come si aspettano. Pensa al cane e a come ama e dipende dalla persona con cui vive, fino ad abituarsi anche ai soprusi di questa. Loro ci perdonano.”

Come può il nutrimento vegetariano contribuire a mantenere una Buona Relazione anche tra Donna e Uomo ed in Famiglia?
“Il cibo vegetariano è quello realizzato con minore violenza ed è quindi affettivo in sé. Può garantire un livello di relazione migliore e più virtuoso. E’ importante però non imporlo agli altri, ma proporlo come una delle possibilità fra le tante. Prima bisogna sempre ascoltare l’altra persona e il cibo è un valido strumento per questo ascolto. Bisogna anche stare attenti a cucinare bene e con un buon gusto perché, se non è buono, ti ritorna indietro. Tante persone infatti si lamentano di cibi vegani che sono tristi e senza sapore. Non bisogna proporre cibo di serie B. Usiamo meno violenza possibile, ma non vuol dire che dobbiamo divertirci poco in cucina. E’ importante cucinare bene, col cuore libero, con gioia!”

Simone, dove è possibile gustare le tue “opere”?
“Al momento, fino al 31 ottobre 2015, all’Expo di Milano, presso il Ristorante Alce Nero Berberè al Padiglione delle Biodiversità. A Milano al Joia. A Roma all’Ops. A Bologna all’Alce Nero Berberè. A Macerata a Lord Bio. Sottolineo che io non sono sempre presente in questi ristoranti. Li ho avviati dando lo Start Up e ogni tanto vi ritorno per occasioni speciali. E poi un giorno aprirò un posticino tutto mio… Sai, dopo aver raggiunto la notorietà ed aver avuto molte soddisfazioni, ora sento la necessità di rallentare e prender in mano la mia vita”.

E così, cantando Hare Krishna, immersa ancor nelle parole di tenerezza e pragmatica spiritualità del caro Simone, mi immergo nel mondo dell’orto. Osservo la danza delle farfalle sulla lavanda, il verde dei pomodori che poco a poco si illuminano di rosso, le operose api volteggiare. Osservo la cura che mio padre e mia madre hanno messo nel coltivarlo e rendo grazie per questi doni. Nel tepore del sole estivo meditativo di mezzogiorno mi godo il cammino. Colgo il basilico e porto le dita al naso per assaporare tutta l’essenza della sacralità della vita, che nella gioia diffonde il profumo di quel Gusto Superiore che è la Ricetta Cosmica.

Hare Krishna!

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