GIPSY MAGAZINE

Milano, 7 Febbraio 2011
I Love Radio Rock Experience
La nave pirata del Rock anni '60 sbarca al Biko di Milano, con un cast esplosivo!

Siamo nel 1966, la più grande era per il rock & roll britannica, ma la BBC Radio trasmette meno di 45 minuti di musica pop al giorno. Fortunatamente una stazione radio pirata ancorata nella roccia del Mare del Nord trasmette rock e pop 24 ore al giorno e 25 milioni di persone, la metà della popolazione della Gran Bretagna, ascolta i pirati ogni giorno. Entro l'estate del 1967 l'età d'oro della radio pirata era già finita, ma il loro grande sogno non è mai morto.

Dopo il successo delle serate "The Rock'n'Roll Circus Experience", "Love is the Answer" and "The Rock'n'Roll Circus Experience the Age of Aquarius New Years Eve", torna all'Arci Biko il collettivo del Rock'n'Roll Circle con una nuova incredibile serata: I Love Radio Rock Experience.

Sabato 11 febbraio i protagonisti della scena indie milanese vi porteranno a bordo della nave dell'amore che rolla sul mare del Nord a ritmo del rock! Un'esibizione live ripercorrerà la colonna sonora del film mentre al microfono della nostra speciale stazione radio, si alterneranno djs d'eccezione. Respireremo il profumo del mare, ascolteremo il suono delle onde e i sospiri delle giovanissime fan... in nome della musica e della libertà.

Saliranno sul palco:
GIOVANNI GULINO (MARTA SUI TUBI), ROBERTO DELLERA, DIEGO MANCINO ,DARIO CIFFO (LOMBROSO), EVA POLES (PROZAC+) con WILLIAM NICASTRO ,VITTORIA HYDE, ALESSANDRO DEIDDA, DAVIDE LA SALA (VANILLINA) DANYSOL, LINO GITTO, TAO, ALESSANDRO GRAZIAN, MILO SCAGLIONI,TOMMASO FERRARESE, MARCO DELL'ERA, EMILIANO VITALE & other incredible guests...

Ai microfoni di RADIO ROCK
from Radio Capital LUCA DE GENNARO
from Flabby ROS PELLECCHIA
IL CONTE Walter!

Ai colori psichedelici e ai suoni della nave
LIVE LIQUID LIGHTS SHOW
VJRumorArtist R>MAGGIO
+ Special Guest STAR

I Love Radio Rock (The Boat That Rocked) è un film del 2009 scritto e diretto da Richard Curtis. La pellicola è dedicata al fenomeno delle radio pirata inglesi degli anni Sessanta, ispirandosi in particolare alla vicenda di Radio Caroline. Una vera e propria dichiarazione d'amore per la musica rock, principalmente di gruppi musicali anni Sessanta: The Beach Boys, The Kinks , The Who, The Rolling Stones, Turtles, The Troggs, Dusty Springfield...

INFO
Sabato 11 febbraio
Arci Biko, Via Ettore Ponti 40 (zona Barona), Milano
Ore 22,30
Dress Code: Flower Power, Vintage 60's
INGRESSO 8 € con tessera Arci
*Per coloro che non sono ancora in possesso di tessera Arci dovranno fare richiesta online entro 24 ore prima del concerto su questo link :http://www.arcimilano.it/circoli/form-di-richiesta-di- adesione-allassociazione-biko)


Milano, 31 Gennaio 2011
Innamoratevi della Libertà

Innamoratevi!
Innamoratevi della Libertà...

Siate uomini e donne liberi di non nascondervi, di non stare a compromessi che storpino la vostra anima e il vostro corpo.
Liberi di entrare nel profondo di chi voi siete e di scoprire qual è il seme che vi ha generato.
Liberi di lasciar crescere quel seme, nutrendolo con cura e costanza attimo per attimo.
Liberi di aspettare ed essere pazienti, ma anche liberi di osare ad essere impazienti se ne vale la pena.
Liberi di sapere quando i frutti sono maturi e quando l'ultima foglia sta per cadere.
Liberi di vedere un cielo così bianco che fende gli occhi, ma di continuare a credere che dietro quella tenda c'è il sipario del colore infinito.
Liberi di vivere nel rispetto della vita in ogni sua forma.
Liberi di essere sostegno per gli altri, senza mai scordarvi di voi stessi, altrimenti tutto crolla prima o poi.

Una persona libera non fugge mai... Esplora, portando nel cuore il senso del viaggio.
Una persona libera ha coraggio perchè ha con sé il dono più prezioso.
Una persona libera è gioiosa e sana.
Una persona libera è pericolosa... perchè contagia con la sua calda energia chi gli sta attorno.

Innamoratevi!
Innamoratevi della Libertà perchè gli orrori della storia non si ripetano mai più.

Innamoratevi della Libertà perchè solo così potremo stare e crescere insieme.

Melissa Mattiussi


Milano, 21 Dicembre 2011
Partnership tra Melissa e il Teatro degli Arcimboldi
Sconti per la stagione danzante 2011-2012


E' con piacere che vi comunico la neonata partnership che ho stretto con il Teatro degli Arcimboldi per la stagione della danza 2011 - 2012.
Un ulteriore modo per promuovere la danza e fare che sia più accessibile a tutti, anche quando il costo sarebbe un po' alto.
Gli sconti arrivano anche al 50%!

Per chi fosse interessato a sapere la modalità per ottenere le agevolazioni, compilare il form Contatti del mio sito.

Il primo evento è IL 26 DICEMBRE con LES BALLET TROCKADERO DE MONTE CARLO proposto al 50% di sconto:
20,00 €  per i posti di platea bassa
15,00 €  per i posti di platea alta
L'offerta è compresa di prevendita e valida fino ad esaurimento posti

Visualizza il PROGRAMMA completo sul sito degli Arcimboldi.
 


Milano 25 Ottobre 2011
Dai demoni della buia ignoranza alla luce della conoscenza
Uomo e donna nel complesso rapporto con il sé e l'Altro, nell'arte di Anish Kapoor, Artemisia Gentileschi e nel Kanun albanese


Vuole ingoiarti dentro di sé il gigante cono-tunnel sdraiato sotto una montagna di terra alla Fabbrica del Vapore. Dirty Corner, come ogni opera di Anish Kapoor, vuole disorientare, farti perdere l'equilibrio, farti porre delle domande sul senso del vuoto e della presenza. L'artista indiano esalta il vuoto e lo celebra come una grande opportunità per vederci altro... L'arte diviene così un viaggio per esplorare se stessi attraverso l'oggetto rimirato o adorato, specchio di sentimenti, paure e desideri che prima o poi ognuno di noi attraversa. €

Solo oltrepassando il buio dei demoni dell'ignoranza possiamo quindi giungere alla luce della conoscenza e della consapevolezza, abbandonando l'immagine di noi riflessa e mantenendo lo sguardo sulla nostra essenza intima.

E' infatti l'intimità che scaturisce fra spettatore e opera d'arte che rende l'arte così preziosa. Come entrare in una cattedrale o tempio sacro, entrare in un'opera è un'esperienza che può diventare mistica e meditativa.

Per Anish Kapoor il colore usato è precisamente quel colore. Il giallo è giallo, il rosso è rosso ed è rosso Kapoor...


Rigurgitata dal vuoto emergo nella forza della luce caravaggesca di Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale. Donna coraggiosa e tenace, la pittrice della prima metà del '600, figlia del pittore toscano Orazio Gentileschi, ebbe un complesso rapporto col padre e venne stuprata dal suo maestro Agostino Tassi. Questo la portò a raffigurare morbosamente la scena di Giuditta che taglia la testa a Oloferne, con un'impressionanete violenza che venne interpretata dalla psicanalisi come desiderio di rivalsa per lo stupro subito.
I corpi plastici risaltano ancor più per la bellezza dei colori e soprattutto della tonalità di giallo che Artemisia usava per le vesti di Giuditta e del bianco dell'incarnato di Betsabea al bagno.

E se nel '600 ci si scandalizzava per il fatto che una donna potesse dipingere così terribili scene, oggi perchè non ci si scandalizza più così spesso per gli orrori che le donne sono ancora costrette a subire e non troppo lontano da casa nostra?

Leggendo un articolo comparso su Balkan Crew apprendo infatti che in Albania, seppure non sia più in vigore il Kanun, una serie di leggi che si tramandano nella cultura albanese, i suoi “precetti” non sono scomparsi dalla regolamentazione dei rapporti sociali. Questi “precetti” assomigliano a molte “regole” che vengono imposte tuttora a molte donne anche in Italia.
Nel Kanun si dice che “La donna è un otre, fatta solo per sopportare” e che non ha alcun diritto se non quello del mantenimento da parte del suo uomo. Il Kanun si occupa di tutti gli ambiti della vita comunitaria. E'soprattutto nei libri dedicati alla parola data, all'onore personale e alla vendetta di sangue, che si comprende perchè l'area balcanica composta dall'Albania settentrionale dalla Macedonia e dal Montenegro sia l'ultima regione tribale europea. Parola data, vendetta di sangue, e assoluta solidarietà tra i membri della famiglia, caratterizzano l'albanese come “uomo d'onore”. Sull'onore il Kanun è lapidario: “Di fronte alla legge il disonorato è considerato come persona morta". Da qui viene il principio che “il sangue non si sostituisce con la multa” poichè l'onore non può essere ripristinato con un risarcimento pecuniario. Al contrario “il disonorato non si appella alla giustizia e il valoroso si fa giustizia da sè”.

E' tempo di meditare su tutto questo, di aprire gli occhi, di conoscere, comprendere e fare in modo che il buio dell'ignoranza non ostacoli più il pacifico dialogo tra culture e tra individui anche della stessa provenienza.

Melissa Mattiussi


Milano, 24 Ottobre 2011
Anima & Corpo. La Danza della Vita
La nuova trasmissione ideata da Melissa Mattiussi per Radiodanza.it

La danza come gioia naturale del corpo e dello spirito, tra sacro e profano e musiche dal mondo.
La danza come gioia che inebria il corpo, come ringraziamento per questo viaggio che è la vita, come preghiera che fa vibrare carne, ossa e spirito.

I piedi sono le radici che dal terreno traggono il nutrimento, le braccia sono i rami che si protendono verso il cielo alla ricerca delle risposte per questo mistero che tutti ci accomuna,  le mani sono le foglie che accolgono il sole e accarezzano il vento. Nel mezzo c'è il tronco, il nostro corpo, la nostra essenza, il nostro essere umani, dove le esperienze si sedimentano sotto e sopra la pelle e generano quello che siamo.

Le danze dei Gitani del mondo, dal Flamenco andaluso alle danze Rom dei Balcani, dalle ballate Tzigane russe a quelle del Rajasthan, passando per il Medioriente e Nord Africa, sono lo spunto iniziale che io, come danzatrice, insegnante e giornalista utilizzo per intraprendere un percorso che va al di là di canoni e classificazioni di genere...

E così quella che nasce come Gipsy Fusion Dance si trasforma in Natural Dance, danza naturale che dono alla Madre Terra, volta a ritrovare l'equilibrio naturale che risiede in ciascun individuo. Luce e buio, gioie e dolori, frenesia e meditazione si alternano come sole e pioggia nella danza degli elementi e degli archetipi.

Per Melissa la danza è consapevolezza profonda del proprio centro, seppur in continuo mutamento come la vita, espressione dell'illimitato Amore per la Natura in ogni sua forma, umana, animale, vegetale. Una speranza che si possa tornare a danzare tutti insieme in armonia nell'abbraccio del creato.

Tutto questo si potrà respirare on air insieme alla mia voce nella trasmissione "Anima & Corpo. La danza della vita".

Le musiche spaziano tra le varie culture del mondo e i differenti generi.
Le tematiche trattate sono varie, ma tutte riconducibili alla convinzione che la danza, come ogni arte in ogni tempo, debba riflettere il più alto grado di spiritualità dell'umanità.

Mi sono lasciata ispirare da grandi donne come la danzatrice Isadora Duncan, la psicanalista Sabina Spielrein e Amma, la guida spirituale indiana, madre compassionevole che abbraccia i suoi figli... E ispirazione mi è venuta anche da grandi uomini come San Francesco d'Assisi, Mahatma Gandhi, Martin Luther King e Tiziano Terzani.

Per chi volesse proporre tematiche o ospiti, potete scrivermi tramite il Form "Contatti" sul sito.


Milano, 12 Ottobre 2011
Il Dono di Amma, dolce Madre che abbraccia


E' in un tempo che si culla a metà fra una notte di Luna Piena e un giorno di Sole Ridente che sto scrivendo e i miei occhi bevono il dolce nettare della Madre "divina" il cui abbraccio mi protegge, consola e fortifica.

Visioni si alternano a mente silente, passato e futuro che si intrecciano e si fondono, lasciando spazio solo al presente, ormai già assente.

Dopo i tre giorni e le tre notti passati al Palasesto di Sesto San Giovanni (Milano) con Amma, Mata Amritanandamayi, e tutte le migliaia di persone riunite nella meditazione, nei canti e nelle danze sacre, il Mondo forse non è diverso, ma sicuramente lo sono io e lo sono tante di quelle persone.

Amma dice che è tempo di ridare valore all'essere umano e non alle cose. E' tempo di mettere via la paura che blocca e non consente la crescita spirituale. E' tempo di ritrovare la forza e la pazienza che sono dentro di noi e che possiamo riscoprire grazie alla pratica spirituale, alla meditazione, al sostegno di un Dio, di una Dea, di un'Energia che ci accompagna e proviene dal nostro cuore.

Amma è la compassione che prende forma di donna, Madre che accoglie tra le sue dolci braccia figli sperduti e figli alla ricerca di risposte, con infinito amore e inesauribile sorriso.

 

L'abbraccio va avanti per ore ed ore, giorno e notte, mentre intorno a lei il fermento dell'efficentissima organizzazione ben gestisce ogni situazione, intrecciandosi alle preghiere e agli spazi per rinforzare anche il corpo con delizie indiane.

Gli Dei ci vogliono vedere sorridere e dobbiamo capire che non c'è tempo per avere paura... Ora siamo qui e un attimo dopo non sappiamo... Tanto vale ridere, no?!

E' molto importante ritrovare la pace interiore, mettere a tacere la mente che crea illusioni. Ascoltare il cuore, ascoltare la voce dell'Amore che ci ha generati e ci richiama a sé, soprattutto in questi tempi frenetici e folli.

Ascoltare il cuore, essere capaci di Abbracciare la nostra Madre Terra, i suoi frutti, i suoi figli, con la propria presenza sempre e ovunque, incondizionatamente.

Ascoltare il cuore, pregare con forza e incessantemente, rendere sacra ogni nostra azione, da quella più semplice a quella più complicata... La sostanza non cambia!

Non vi racconterò qui sul web quel che ho sentito nel primo Abbraccio di Amma, nella cerimonia sacra e nel secondo Abbraccio, poiché non possiamo guardarci, ma se un giorno v'incontrerò, vi basterà osservare attentamente e apertamente nei miei occhi per comprendere.

Dopo l'Abbraccio ecco accadere coincidenze, reincontri, incontri, cose speciali... Tutto questo è Amma!

Amma mi ha concesso grandi doni insieme all'illuminazione del Darshan, per continuare il mio percorso verso la Conoscenza, nell'Amore, nella Luce, nel Sorriso.

Il suo tenero sguardo e la sua voce risuonano dentro e tutt'attorno me.

Vi abbraccio col Cuore Fratelli e Sorelle di Luce, nella paziente attesa che questo Mondo sia libero dalla paura e torni a danzare tutto insieme nell'Amore...

Melissa Mattiussi

http://www.amma.org/
http://www.embracingtheworld.org/
http://www.amma-italia.it/


Chi è Amma, Mata Amritanandamayi
“L’amore è la sola medicina che possa guarire le ferite del mondo"


Nata in un remoto villaggio nello stato del Kerala, nel sud dell’India, il 27 Settembre 1953, Amma  dice di avere sempre saputo che c’è una realtà superiore oltre questo mondo di nomi e forme.
Fin da piccola dimostrò di sentire amore e compassione per tutti. Amma afferma: "Un ininterrotto flusso d'amore fluisce da Amma verso tutti gli esseri dell’universo. Questa è l’innata natura di Amma".
Riguardo ai suoi primi anni, Amma dice: "Fin dall’infanzia, Amma s’interrogava sul perché le persone in questo mondo debbano soffrire. Perché devono essere povere? Perché devono soffrire la fame?"
Amma entrò in confidenza con gli abitanti del villaggio e osservò di persona le loro difficoltà e povertà.
Racconta: "Amma doveva occuparsi di tutte le faccende domestiche e anche di nutrire le numerose mucche e capre della sua famiglia. Per questo, andava ogni giorno in 30 o 40 case del vicinato a raccogliere le bucce di tapioca e altri avanzi. In ognuna di esse, trovava sempre persone che stavano soffrendo, talvolta a causa dell’età avanzata, a volte per la povertà, altre volte per malattia..."

Amma, dunque, ascoltava i loro problemi, sedendo accanto a loro, condividendo il loro dolore e pregando per loro.
Quando aveva tempo, era solita portare queste persone a casa sua per offrire loro un bagno caldo e qualcosa da mangiare. Talvolta, rubò perfino degli oggetti di famiglia per darli a queste persone affamate.
Amma notò che quando i figli erano giovani e dipendevano dai genitori, pregavano che essi avessero una vita lunga e senza malattie, ma che, una volta cresciuti, consideravano un peso i loro vecchi genitori. Pensavano: “Perché dovrei lavorare tanto per i miei genitori?”.
Nutrirli, lavar loro i vestiti e trattarli con amore diventava un peso per quegli stessi figli che prima avevano pregato per la lunga vita degli stessi genitori.
Allora, Amma si chiedeva: "Perché ci sono così tante contraddizioni in questo mondo? Perché non c'è vero amore? Qual è la vera causa di tutta questa sofferenza e qual è la soluzione?"


Fin dall'infanzia Amma sapeva che soltanto Dio - il Sé, il Potere Supremo - è la Verità, e che il mondo non è l'assoluta realtà. Per questo trascorreva molto tempo immersa in profonda meditazione. I genitori e i parenti di Amma non comprendevano quello che stava accadendo. A causa della loro ignoranza, cominciarono a rimproverarla, opponendosi alle sue pratiche spirituali.
Ma Amma era immersa nel suo mondo, totalmente indifferente alle critiche e alle punizioni della famiglia.
Durante questo periodo, dovette trascorrere giorni e notti fuori casa, sotto il cielo aperto, rinunciando al cibo e al sonno.

Amma dice: "Durante la meditazione e per tutto il giorno, Amma si poneva domande circa la sorgente del dolore e della sofferenza che vedeva intorno a sé. A un certo punto pensò che la sofferenza dell'umanità fosse dovuta al karma delle persone, il frutto delle loro azioni passate. Ma Amma non si sentì appagata da questa risposta e andò più a fondo.
Allora, dall’interno, sorse la risposta: "Se il loro karma è quello di soffrire, non è forse tuo il dharma di aiutarli?".
Se qualcuno cade in una buca profonda, è giusto continuare a camminare, dicendo: "Oh, è il suo karma quello di soffrire in questo modo?". No, il nostro dovere è quello di aiutarlo a uscire fuori...".

Sperimentando la sua unità con tutta la creazione, Amma comprese che il suo scopo nella vita era quello di alleviare la sofferenza dell’umanità. Fu allora che Amma iniziò la sua missione spirituale, diffondendo il suo messaggio di Verità, d'amore e compassione e accogliendo chiunque in tutto il mondo.

Oggi Amma trascorre la maggior parte dell'anno viaggiando per tutta l’India e il mondo proprio per sollevare l’umanità sofferente con le sue parole e con il calore del suo abbraccio.
Il suo ashram ospita stabilmente 3000 persone e molte altre migliaia dall’India e da tutto il mondo vi fanno visita ogni giorno.
I residenti dell’ashram, come pure i visitatori, si sentono ispirati dall’esempio di Amma, e dedicano se stessi al servizio del mondo. Attraverso la vasta rete di progetti caritatevoli di Amma, essi costruiscono case per i senza tetto, contribuiscono a dare pensioni ai bisognosi e forniscono cure mediche agli ammalati.
Innumerevoli persone da tutto il mondo stanno contribuendo a questo ammirevole sforzo.

Amma dice: "In fondo, l'amore è la sola medicina che possa guarire le ferite del mondo. In questo universo, è l'amore che lega ogni cosa, e quando questa consapevolezza albeggerà in noi, ogni disarmonia cesserà e regnerà soltanto una pace durevole."
 


Milano, 5 Ottobre 2011
L'abbraccio al Mondo di Amma
Dal 7 al 9 Ottobre la grande anima di Amma abbraccia l'umanità
al Palasport di Sesto San Giovanni


Il tour di Mata Amritanandamayi (Amma) visiterà l’Europa partendo dall’Italia nei giorni 7-8-9 ottobre presso il Palasesto di Sesto San Giovanni, Milano.
Amma è famosa per aver abbracciato più di 29 milioni di persone di tutte le nazionalità e culture. Si prevede che abbraccerà almeno 200.000 persone in questo tour europeo. In India, la sua terra natale, è considerata come una grande anima (Mahatma) per aver alleviato le sofferenze di centinaia di migliaia di persone, includendo l'aiuto a bambini che non avrebbero potuto frequentare altrimenti una scuola.

Persone di tutte le nazionalità e culture si metteranno in fila per più di 6 ore per poter sentire la presenza di Amma e prendere un abbraccio. L'abbraccio di Amma così come il suo stesso esempio di una vita dedicata ai poveri hanno ispirato centinaia di migliaia di persone a lavorare come volontari in progetti di aiuto per i bisognosi o per la protezione dell'ambiente.
I programmi di Amma in Europa durano 2 o 3 giorni e includono l'abbraccio, conferenze, meditazioni e concerti. In ogni città sono attesi circa 20.000 visitatori. Amma viaggia con un'equipe di 180 volontari provenienti da tutto il mondo. Questa squadra è supportata da volontari locali che organizzano il grande evento. L'ingresso al programma è libero e il ricavato va all'organizzazione non governativa accreditata presso le Nazioni Unite "Embracing the World".

La grande rete dell'organizzazione non governativa si occupa di fornire istruzione gratuita, cure mediche gratuite per 1.2 milioni di pazienti, apprendistato e microcredito per 80.000 donne. La NGO ha anche costruito 40.000 case per i senza tetto. Amma è rettore della Amrita University (www.amrita.edu) che offre una formazione di alto livello combinata all'insegnamento di valori etici. Per questa realizzazione Amma ha ricevuto nel maggio 2010 il Dottorato Onorario dell'Università statale di New York (SUNY). Amma è nata come figlia di un povero pescatore ed è andata e scuola per pochi anni.

INFO
7, 8, 9 Ottobre 2011
Palasport - Pzza 1° Maggio, Sesto San Giovanni (MM Sesto 1° Maggio FS)
Dalle 8 fino a sera
Ingresso gratuito
www.amma-italia.it
www.embracingtheworld.org

 


Milano, 29 Settembre 2011
Bharata Natyam che vien dal cuore
Una serata di danze sacre indiane come inno alla vita con Roberto Rustici

Mercoledì 5 ottobre sarà una serata per avvicinarsi alla spiritualità indiane attraverso la danza sacra che racconta le storie degli dei, la Bharata Natyam, insieme al danzatore Roberto Rustici e l'Associazione Conoscere.

Attraverso le "mudra" (i gesti con le mani) Roberto racconta la mitologia indiana e stimola l'immaginazione degli spettatori. Le movenze degli occhi per emozionare e la danza per incantare.

Si viaggerà attraverso momenti della vita di Krishna e di Rama, manifestazioni divine che  ispirano il cuore delle persone ad essere migliori.

Roberto ha iniziato la pratica dello Yoga e delle danze sacre indiane sin dall'adolescenza, vivendo a stretto contatto con maestri tibetani e viaggiando fra India, Tibet e Nepal.

Ritmo, gioia e colori per un inno alla vita che ritorni a fluire serena per tutti!

INFO
Mercoledì 5 Ottobre 2011
Spazio Contemporaneo "Carlo Talamucci", Villa Visconti d'Aragona
Via Dante, 6 - Sesto San Giovanni (MM Sesto Rondò)
Ore 20.30
Ingresso libero


Milano, 13 Settembre 2011

Franco Battiato
Terremoto vibrazionale che risveglia le coscienze


Villa Clerici, Milano

Canzoni come patrimonio dell'umanità, un'umanità che o si sveglia dal torpore inflittole da rozzi cibernetici signori degli anelli oppure sarà perduta, trasformandosi in un covo di insetti.

Ma il mondo è pieno di meraviglia, ancora e nonostante tutto lo schifo che ogni giorno ci vomitino addosso i potenti e chi manipola la comunicazione affinchè il terrore possa governare le menti.

Come un terremoto vibrazionale l'opera di Franco Battiato scuote le viscere della terra, rendendo fertile il sottobosco mentale per risvegli di Kundalini e di energie primordiali.

Dal palco lui semplicemente, come respira, canta e racconta aneddoti, sempre con autoironia e  serena dolcezza, anche quando fa il suo monito a quel che non va.

Ha quell'aspetto di chi ha ricercato tanto, attraverso svariate vie, musicali, spirituali, cosmiche, umane, vie che portano alla consapevolezza del fatto che Qualcosa di più grande che ci unisce tutti quanti debba pur esistere. Sembra un po' un padre che ha da condividere tanta saggezza con i suoi figli...

I suoi testi, sempre attuali, un po' spaventano per quanto facciano vedere come rispetto a 30 anni fa la decadenza non si sia fermata, ma anzi abbia preso il sopravvento.

E ancora una volta la Meraviglia vince su tutto, nello splendore storico del Teatro Greco di Villa Clerici, anche quando la Meraviglia vien portata da brani come Povera Patria, con un fiume in piena di lacrime pensando a quei corpi in terra senza più calore.

Ditemi, ditemi come è possibile che l'intero genere umano non si renda conto che siamo tutti sulla stessa barca e ci tocca remare insieme?!

Se solo imparassimo di più dagli Uccelli che come canta Battiato fanno voli imprevedibili e cambiano le prospettive, ma con le regole assegnate dall'Universo al nostro sistema solare.

Si diverte come un ragazzino, saltella e danza, complice dei suoi luminosi musicisti e del suo affettuoso pubblico che, da sotto il palco, lo stringe in un abbraccio di gratitudine denso di emozioni, perchè ognuno porta con sé una storia, un ricordo, un amore, una perdita, un perdono, una vittoria, una sconfitta, una domanda legati a ciascuna delle sue canzoni.

Uno sguardo alla terra, uno sguardo al cielo e la Luna che ieri era piena prosegue il suo ciclo mentre la Diva Musa della Musica ha compiuto ancor una volta la sua magia, attraverso il corpo e la mente di Franco Battiato.

Lui un canale che ci trasmette un messaggio universale che ognuno di noi ha il compito di amplificare per portare consapevolezza e pace... ecco quale può essere La Cura al regno del denaro. La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo Spirito.

No time, no space... Viaggiatrice "animala" in territori mistici cerco di seguire per istinto le scie delle comete, I love you all especially tonight...

Grazie Maestro!

Video http://www.youtube.com/watch?v=1vLo2_OmQfA

Melissa Mattiussi


 

Milano, 8 Settembre 2011
Franco Battiato a Villa Clerici di Milano


Il cielo stellato del Teatro Greco di Villa Clerici a Milano è pronto per danzare sulle onde di frequenza della musica di Franco Battiato con il suo
UP PATRIOTS TO ARMS TOUR 2011, martedì 13 settembre dalle 21.15.

Sul palco con lui:
Angelo Privitera – tastiere e computer
Carlo Guaitoli – pianoforte
Nuovo Quartetto Italiano:
Alessandro Simoncini – violino
Luigi Mazza – violino
Demetrio Comuzzi – viola
Luca Simoncini – violoncello
Davide Ferrario – chitarra
Lorenzo Poli – basso
Giordano Colombo – batteria

INFORMAZIONI
Villa Clerici, Via Terruggia 14 (Niguarda) - Milano
Ore 21.15
Prevendite circuito nazionale e online www.greenticket.it       
Prevendita locale c/o presso VILLA CLERICI, dal lunedi al sabato dalle ore 11.00 alle ore 19.00

PREZZI
Euro 80    PARTERRE A + diritto di prevendita
Euro 65    PARTERRE B + diritto di prevendita
Euro 50    GRADINATE IN PIEDI + diritto di prevendita
www.battiato.it


Milano, 12 Aprile 2011
Il Poeta, l'Uomo con l'albero in testa e la Scuola di Gomme.
Palestina Viva. Una storia contemporanea che la terra, costruttore invisibile, ha trasformato in realtà.
Ce la racconta la poesia di Ivan Tresoldi...

E fu così che dal fango e dai copertoni nacque una Scuola di Gomme. Questa non è una fiaba, ma vita vera che strappa alle aride rocce tangibili speranze, rendendo realtà quello che un tempo si pensava impossibile. A far da legante acqua, caldo e tanto sudore, quello del lavoro che ha unito le forze di uomini palestinesi e del gruppo italiano che dato vita a tuto questo... Il poeta di Art Kitchen Ivan Tresoldi, il regista Simone Varano, la Onlus Vento di Terra e lo studio di Architettura e Cooperazione Arcò hanno risposto all'emergenza delle comunità beduine Jahalin di costruire una scuola per i loro bambini all'interno del villaggio.

Nello spettacolo Palestina Viva, andato in scena il 23 febbraio al Teatro Verdi di Milano, abbiamo visto Ivan nei suoi panni, quelli di un uomo-poeta istintivo, artefice di parole che intessono una danza raffinatamente primitiva, che trapassano la carne per appiccicarsi alle ossa, scuotendo la carne e la polvere sulla pelle.

Protagonisti delle immagini del regista Simone Varano, "l'uomo con l'albero in testa",  sono i bambini, coi loro vivi sorrisi, con gli occhi liquidi di esistenza patita e sognata, con la terra sotto i piedi e tra le mani. Ogni pietra, ogni passo sono un portafortuna verso qualcosa di agognato... Lo schermo, dove le proiezioni animano le parole, trasuda sapori, odori e sensazioni, complice la musica del gruppo Illogical Fuzzy.


Dopo lo spettacolo, fra un commento e l'altro nel camerino e i saggi consigli del padre, ecco cosa racconta Ivan...

Ivan, che emozioni hai portato a casa dalla Palestina?
"C'è come un'emozione di fondo che viene dalla Palestina. Come si dice, se ci credi ci speri e se ci speri ci credi. All'interno dello spettacolo credo che si senta. E' un'emozione come di tanti poeti uniti che leggono e di sentire questa unione nella cooperazione delle arti."

Nei video girati da Simone i bambini sono i protagonisti di questa esperienza. Che differenze trovi negli occhi dei bambini palestinesi e in quelli di dei bimbi milanesi?
"Come dice bene il Piccolo Principe "l'essenziale è invisibile agli occhi". Gi occhi son sempre due, ma è una questione di sguardo che li trascende e che, essendo invisibile, più che vedersi si sente. La differenza che si avverte, più che tra sguarid di bambini poveri e bimbi agiati, è tra sguardi vivi e passivi. C'è più vità nei bimbi là. Nello sguardo erano più vivaci, ma non è questione di luci accese e occhi aperti. E' come l'amore, qualcosa di invisibile. Come delle scintille il cui calore non vedi, ma senti. I bimbi hanno negli occhi una fiamma sempre accesa, però ci sono sguardi caldi e sguardi freddi."

Com'è stato l'impatto con la Palestina e coi bambini in particolare?
"Si può dire che i bambini ci hanno permesso di costruire la scuola. Il primo impatto con la Palestina l'hai sentito da come inizia lo spettacolo "Gerusalemme l'aeroporto, le ossa rotte..." dopo aver fatto quintali di viaggio. Siamo arrivati poi al campo e noi gruppo di italiani con gli architetti inziamo a buttare giù le prime gomme, mentre i lavoratori non ci aiutavano. Annibale era così scoraggiato che a fine giornata voleva già tornare a casa quando uno dei bimbi ci ha portato un secchio, un secondo pure e un terzo e così gli uomini non hanno potuto fare a meno di collaborare."

Che rapporto hanno i bambini e le persone col fatto che gli si "rubino" così tante immagini, tramite le fotografie e le riprese video?
"È più difficile scrivere che fare una foto o girare un video perchè lì son abituati ad avere intorno giornalisti e tv, quindi sanno cosa stanno facendo. Invece se uno scrive davanti a loro, si chiedono che cosa stia scrivendo perchè non possono capire. La mia poesia bascula tra la passione che riesci a metterci e quel che vedi."

Parli sempre di terra... Hai portato a casa un po' di terra anche dalla Palestina?
"Da qua a là no, da lì a qui no, da lì a lì sì e molta. La terra è stata fondamentale per costruire la scuola fatta solo di pneumatici e terra, appunto. E' come se la scuola fosse stata strappata dal fango e nata dalle rocce. E' stato come ritrovare un legame. Dalla terra si nasce e alla terra si ritorna. La terra è un costruttore di invisibile."

Avete avuto modo di interagire anche con donne palestinesi?

“Non moltissimo. C'è una divisione rigida dei ruoli. Ci sono donne molto forti che lavorano con la terra, ci sono poi ovviamente bambine e donne anziane a riposo. Le donne nello spettacolo non sono così presenti come non è presente Israele."

In uno dei video si vede una scritta su di una striscia bianca che percorre tutta la lungheza del muro. E' per caso una tua opera?
"No, magari! Sarebbe stato bello l'avessi fatta io. E' opera di un Research Lab di quei posti che ha dipinto la scritta di un importante intellettuale che si rivolge alle sue genti."

Altre tappe dello spettacolo?
"Sì, prossimamente ci saranno due date a Gerusalemme Est e poi proseguiremo il progetto a Gaza con Annibale per lanciare una nuova stagione di spettacoli."

Mi dici qualcosa sull'esperienza di Bucarest, con i ragazzi che vivono sotto i tombini?
"Sia in Kosovo che a Bucarest è stata un'esperienza molto importante perchè abbiamo potuto affrontare una condizione di vita di persone molto simili a noi, giovani. Bucarest è molto più vicina all'Italia non è Palestina, eppure ci sono ancora persone molto giovani che vivono sotto la strada. A Bucarest ho scritto il verso più lungo del mondo uscendo dai tombini. Ho parlato con l'Ong Life in Slums, son andato là sotto e ho vissuto la dimensione della strada."

Come ti senti quando torni a Milano da tutti questi viaggi?

"Wow! Mi sento un po' straniato, ma quando torno comunque casa mia è casa mia. A livello umano è uno sbattimento perchè, anche se non sembra, sono uno molto ordinato nelle cose e in me c'è la volontà di sapere che io sono me e noi,  poichè poi, soprattutto a Milano, la poesia la faccio in strada."

Trovi un pezzo di casa ovunque tu vada?
"Ah, sì... Riesco a trovare una trattoria che mi dia da mangiare ovunque. Ma, al di là dei viaggi ho capito che tutto quel che si fa è importante, anche andare dopo domani a fare lo spettacolo nel paese qui vicino."

Eh, sì... Come ci ricorda il nostro bel Poeta Ivan, c'è da fare in tutto il mondo.

E' infatti spesso più facile guardare altrove che non accorgersi di quel che accade al nostro fianco o addirittura dentro di noi.

Manteniamo lo sguardo vivo, alimentiamo quella scintilla col calore della poesia, dell'arte, della musica, della danza, del sorridere a una vita che o ci credi o ci credi, perchè è questo che abbiamo, tutti allo stesso modo, anche se in differenti colori e dimensioni...

Corpo, ossa, carne, pelle, Anima!

Melissa Mattiussi


Milano, 15 Marzo 2011
Non può piovere per sempre, ma così è se vi pare

Lettura consigliata ascoltando "Hang insomniac jam"
http://www.youtube.com/watch?v=c0xxnFqdBCE


"Pachamama", Murales di Arianna Ruffinengo presso la scuola di Mamani ad Arequipa (Perù)

Non può piovere per sempre... o forse potrebbe.
La Terra ci manda forti segnali ogni istante, ma la maggior parte dell'umanità pare ignorarli e andare avanti per inerzia.

Come balocchi caricati a molla da mani meschine moltissimi vanno avanti vedendo l'unica direzione a loro concessa, finchè la carica non si esaurisce. E poi? E poi un altro giro di molla e via ancora per la stessa strada a senso unico e senza via d'uscita.

Non è così per me e per tante persone che incontro sulle mie strade che condividono con me la passione della vita, quella passione che non ti fa più accettare di sentirti solo un ingranaggio di un meccanismo che, se guasto, va gettato e subito sostituito.

Non ho capito tutto della vita, anzi, forse non ho capito ancora troppe cose.

Per questo non mi voglio disperare, ma gioire perchè ho sete e fame di conoscenza e non sono mai sazia.

Però una cosa l'ho capita...

Non importa cosa sia capitato di bello o brutto nelle mie giornate, ad ogni sole mi risveglio contenta di quello che sono e di chi ho attorno, contenta di avere questo meraviglioso corpo e questa anima che si lascia trafiggere, trapassare, scuotere, rivoluzionare, pervadere dal mistero che tutti ci unisce.

Ogni notte mi addormento soddisfatta di essere stanca per aver fatto le cose che mi fanno stare bene, perchè ho seguito quello che sento di voler essere, perchè ho regalato tanti sorrisi e ne ho ricevuti molti.

Tutto questo non significa che non esistano difficoltà, malesseri, malinconie profonde e dolori anche nella mia vita, anzi... E' il modo in cui ho deciso di affrontarli che fa la differenza.

Non posso cambiare i fatti, posso solo modificare il mio modo di affrontarli e di pormi, sfruttando le difficoltà per imparare un po' di più, sapendo che poi ne trarrò nuova forza e la gioia sarà ancora più grande.

Forse nessuna gioia nasce senza un dolore. Bisogna solo lasciar guarire il dolore e lasciare entrare di nuovo la gioia, che essa arrivi a poco a poco o che ci pervada tutta a un tratto... lei è sempre stata lì, dentro di noi!

La verità e la bellezza non fanno rumore.

E tutto questo frastuono che ci circonda ci sta distraendo troppo dalla bellezza che è nel'Universo, dal suo codice stellare che non mente, da quello che è l'Essere Umano.

La Terra si ribella e noi abbiamo il dovere di ascoltarla perchè la Terra è nostra Madre e Padre, perchè è la nostra Casa, perchè la Terra siamo Noi.


Dal film Waste Land di Vik Muniz, "Marat/Sebastiao–Pictures of Garbage"
http://www.wastelandmovie.com/index.html

La prima grande Rivoluzione la facciamo noi con le nostre vite.

Che uno creda ai Santi o agli Alieni poco importa... l'importante è credere nel grande potere che è in ognuno di noi, il potere di essere felici o almeno contenti di come siamo, per non sprecare tempo a ditruggere la vita degli altri, ma per coltivare la nostra.

E se ognuno si occupasse del proprio giardino, del proprio orto, avremmo tutti fiori e frutti migliori da poter condividere.

Dire che non può piovere per sempre non è solo sperare che smetta prima o poi, significa cercare un modo per far smettere questa pioggia.

Quante persone ho sentito dire "Ma è difficile farlo davvero! Tu sei brava... io non riesco..."

CAZZATE!

Vero che non è semplice, vero che sono brava a riuscire a farlo, ma è possibile per tutti.

Ci vogliono impegno, costanza, pazienza, coraggio di cambiare...

E' solo questione di scegliere di non accontentarsi di ubbidire a degli idioti vendendogli il nostro tempo e se davvero non si vede altra via, almeno riappropriarsi del tempo libero, senza buttarlo via in centri commerciali la domenica, solo per fare un esempio.

Quante coppie dicono di amarsi, ma non hanno mai chiesto al compagno chi è e si sente di essere?! Quanti arrivano ad odiarsi perchè l'uno ha ingabbiato l'altro in una vita che non sente sua?!

Fuori c'è un mondo che è ancora vivo, nonostante tutte le mutilazioni che l'Umanità gli infligga, viviamolo!

Sono sicura che ognuno riceva almeno un bel dono alla sua nascita... riscopriamolo e facciamolo crescere!

La sorpresa poi sarà di scoprire che una volta curato quel dono, di doni ne arriveranno molti ancora.

Non so dire se la mia sia stata fortuna nell'avere i genitori che ho o se me li sia meritati con le vite passate, ma li ringrazio ogni giorno per avermi insegnato ad essere libera di essere come volevo, nonstante i ragazzini mi abbiano sempre presa in giro per un modo di vestire per loro strano o per altre cose "diverse" dalla loro normalità. Io mi sentivo normale così come ero, mi piacevo così e non capivo perchè tanta cattiveria. Ora penso di capire... Molti di quei ragazzini prendevano un sacco di botte dai padri, molti il padre non lo avevano e la madre era isterica e ossessiva, molti erano figli di gente "ricca" che poi ricca dentro non lo era, molti cercavano semplicemente di dare un senso alla loro esistenza e apparire fighi perchè scherzavano qualcun'altro...

Adesso sono contenta che mi abbiano presa in giro, perchè rivedo la piccola Melissa e penso che fin da piccola ha imparato a usare quelle prese in giro per diventare più forte e crescere, utilizzando quell'ironia pirandelliana che mi è stata preziosa alleata. Era come pensare "Così sono se vi pare! Ma io so chi sono e non mi lascio soffocare da voi!"

E' questa la libertà che auguro a tutti e cerco di trasmettere a chi mi sta vicino...

Libertà e Amore!

Melissa


Milano, 8 Marzo 2011
La Rivoluzione della Vagina
Lettera aperta da Donna a Donna e da Donna a Uomo...

Sono le 4 della mattina, mi sveglio e devo, devo scrivere... non posso più tenere gli occhi aperti a metà e allora li apro del tutto...

Fiera di essere Donna non mi sento di appartenere ad una categoria che va protetta, ma ad una "specie" che può andare sì estinguendosi e di cui va presa maggior cura con la consapevolezza della profonda diversità che c'è fra Uomo e Donna.
Di questa diversità andrebbe tenuto conto nell'avere pari diritti e doveri perchè solo questa naturale diversità potrà far riprendere a noi Donne la consapevolezza di quanta forza abbiamo dentro di noi.

Siamo le custodi del mistero della vita che portiamo nel nostro grembo.

Sanguiniamo una volta al mese per ricordarci questa meraviglia che ci è stata donata.

Eppure la società ci ha voluto fare credere che dobbiamo soffrire per questo sangue, che questo sangue sia da nascondere, impasticcandoci per narcotizzarci e impacchettando la linfa rossa dentro involucri colorati da gettare furtivamente nelle toilette, forse insieme anche al nostro orgoglio femminile.

E' in quel sangue che dobbiamo guardare.

E' di quel sangue che dobbiamo tingere le nostre labbra per poter parlare col cuore e con la vagina, custode di vita, carne e anima.

E' della nostra vagina che dobbiamo essere custodi e madri, non svendendola e lasciandola strumentalizzare dalla società.

E' da lì che siamo nate. Da lì il sangue ci ricorda chi siamo e dobbiamo gioire per questo appuntamento mensile con la parte più profonda e vera di noi stesse... sì, la parte anche più vulnerabile, che ci fa sentire anche insicure e completamente folli, ma proprio per questo la parte più selvaggia e autentica.

Non è questione di femminismo o partitismo, è una questione di vita o di morte.

Se vogliamo vivere e non sopravvivere, come donne, abbiamo il dovere di non mentire più a noi stesse e l'una all'altra, di non accettare più che il corpo venga strumentalizzato, sconsacrato e mutilato.

Non credo che a salvarci saranno le fin troppo facili proteste di piazza tanto di moda di questi tempi. Qui ci vuole una vera e propria rivoluzione che può partire solo dal profondo di ognuna di Noi.

La rivoluzione parte dalla nostra vagina, dal nostro cuore... dal nostro essere di ogni giorno e notte, prima di tutto dal nostro essere con noi stesse.

Ma ci avete pensato se invece di protestare facessimo TUTTE insieme uno Sciopero Mondiale della Vagina, cosa succederebbe?!

Questa sarebbe la vera rivoluzione.

E allora ecco che i politici ci darebbero ascolto... lavoro sicuro, fondi per la cultura, più arte, musica e danza, più assistenza per i nostri bambini, più scuole a misura di essere umano, più TEMPO per essere donne e curarci della VITA.

Usare la vagina per ottenere qualcosa può anche farla ottenere per un po', ma non la fa mantenere.

Non usarla se non vi è Amore è la vera forza!

Ciò non significa che si è autorizzate ad usare la Vagina come "arma di potere e ricatto" e non significa nemmeno che non bisogna più fare sesso, ma bisogna farlo consapevoli delle nostre azioni e delle conseguenze che avranno prima di tutto su noi stesse, se lo si fa senza rispetto per la vita e per l'essenza dell'essere donna.

Fare l'Amore fa bene e non ci servono scienziati che ce lo dimostrino... basta ascoltarci mentre lo facciamo e guardarci allo specchio dopo averlo fatto per vedere quanta luce proiettiamo!
Ecco se non vediamo quella luce, dobbiamo pensare che ci sia qualcosa che non va e scavare dentro di noi per trovare la ferita.

Sono orgogliosa di essere Donna, una di quelle Donne che lavorano per vivere ed essere libere.

Amo quello che faccio e amo quello che sono, con meravigliosi difetti e insopportabili bellezze.

Dobbiamo sostenerci e non farci la guerra, noi Donne... una certa categoria di uomo che fa schifo ci vuole l'una contro l'altra per meglio tenerci a bada e reprimere la nostra forza.

Svegliamoci da questo torpore!!!

Dedico questo giorno e le mie azioni a tutte le donne che prima di noi non hanno potuto essere libere e alle donne che anche in questo momento non lo sono...

A mia nonna che non c'è più da tanti, troppi anni, per tutto il mondo che non ha potuto vedere io viaggerò, per la vita che non ha vissuto io vivrò, per la libertà che non ha avuto io sarò libera.

Questo auguro a tutte voi Donne... Libertà!
Che ogni Donna in ogni angolo del Mondo possa tornare a danzare libera con o senza veli.

E questo auguro a tutti voi Uomini... di saperci finalmente Amare così come siamo e non come ci vorrebbe la società...

Melissa


Milano, 9 Febbraio 2011
Federico Garcia Lorca... Tra Duende e Libertà
Intervista all'attrice Maria Pilar Perez Aspa, dalla Spagna all'Italia per raccontare, fare incontrare e far sognare


Lo spirito soffia dove vuole e questo Federico Garcia Lorca l'ha sempre saputo. Il Duende di cui parla è quel fluido ineffabile che emana dal corpo e dall'anima del poeta o di chiunque (musicista, ballerino, torero...) senta il bisogno insopprimibile di spingersi oltre i confini di sé per esprimere la sua traboccante interiorità. Il Duende invade e pervade, attraversa e sconvolge, intride e trasfigura. Non è possibile possederlo. Se ne è posseduti e mai in modo permanente. Ma una volta posseduti dal Duende nulla è più così come appare e tutto diviene come realmente è nella sua sostanza.

Federico era sostanza pura, che con la sua parola fa vibrare in ogni tempo lo spazio e accende carni e spiriti. Alla nascita gli vennero donate ali di poeta, spezzate dai franchisti con una brutale uccisione il 19 agosto 1936 vicino a Granada. La sua vita e la sua opera si batterono per la libertà, i diritti del popolo e il diritto di essere se stessi.

Federico era amore per la vita e le sue parole hanno in ogni tempo una grandiosa forza, capace di smuovere le coscienze, fatta rivivere nello spettacolo "FEDERICO, Vita e Duende di Garcia Lorca", messo in scena allo Sapzio Tertulliano di Milano, scritto e interpretato da Maria Pilaraz Perez Aspa, insieme a due artisti flamenchi eleganti ed emozionanti, Antonio Porro alla chitarra e Rossano Tosi al baìle flamenco. Difficile non uscirne scossi ed elettrizzati al contempo, desiderosi di non lasciare che non vadano dimenticate e "sprecate" le vite di chi prima di noi ha combattuto per la libertà. Pilar ci porta con sé, nel sorriso e nelle lacrime di un poeta che aveva ali d'angelo o farfalla e che chiedeva solamente più umanità al suo mondo.


Pilar, parlami del tuo percorso di attrice: studi, difficoltà, gratificazioni...
"Ho cominciato a recitare a Zaragoza, dove mi sono diplomata alla Escuela de teatro del Excmo. Aytmo. Poi cercando di approffondire i miei studi mi sono trasferita a Milano dove mi sono diplomata alla Paolo Grassi e dove ho fondato, assieme a Serena Sinigaglia e ad altri compagni di Accademia, l'ATIR, compagnia che il maggio prossimo festeggerà i 15 anni e che ha prodotto FEDERICO. Ho lavorato tra gli altri con Luca Ronconi (La mente da sola, Cinque testi di Ibsen, Un altro gabbiano) e Peter Greenaway (Blue Planet). Naturalmente all’inizio del mio percorso italiano c'è stata la difficoltà della lingua. Da una parte recitare in un’altra lingua ti rende più libera e più ricca perchè riesci ad intrecciare due culture, dall’altra ti mancano strumenti come per esempio i dialetti, o un passato comune condiviso generazionale a cui fare riferimento. Per quanto riguarda le soddisfazioni, ricevere nel 2005 il premio Virginia Reiter come migliore attrice italiana o la candidatura agli Ubu come miglior attrice non protagonista sono stata due conquiste importanti. Dopo quei premi ho capito che potevo voltare la testa indietro e guardare senza paura la Spagna e fare qualcosa di "spagnolo" senza il timore di essere eticchettata come "l'attrice spagnola". E così ho cominciato a studiare Lorca."

Quando nasce la tua passione per Garcia Lorca?
"Nasce già in Spagna sui banchi dell'università. Spesso mi capitava di scegliere pezzi suoi se dovevo preparare una lettura o un provino e mi ha accompagnato sempre, come una guida leggera ma presente in tutti questi anni. Finalmente ho avuto l’opportunità di restituirgli qualcosa con questo lavoro. Uno dei più bei complimenti che mi sento fare è "mi hai fatto venire voglia di leggere Lorca". Qualche mese fa sulla console delle luci di un teatro dove stavo provando lo spettacolo mi capitò di vedere un volume di "Poeta a New York", chiesi di chi era e il tecnico luci mi disse che l’aveva comperato lui per leggerlo nelle pause, allora capii che lo spettacolo stava funzionando."

Cos'è per te il Duende?
"Capita, assistendo a un concerto, a uno spettacolo, ma anche ascoltando una donna che canta con la finestra aperta, che per un momento ci sia qualcosa di obiettivo, di trasversale che accomuna a tutti quelli che assistono a quell’evento, per diversi che essi siano, e allora il tempo si sospende. Capita che inequivocabilmente a tutti venga da dire che quello che sta accadendo è magico, oltre la bellezza, qualcosa di ancestrale che ci mette in comunicazione con una nostra radice creativa e dolente per quanto inespressa e con quella degli altri, allora lì io dico che c'è Duende. C’è il Duende ma c'è anche la ricerca del Duende, la tensione verso un'emozione perfetta rara e inaferrabile, la cui ricerca è un viaggio che ogni artista non deve esimersi di tentare di fare."

Quali emozioni vivono in te nel mettere in scena lo spettacolo visto allo Spazio Tertulliano?
"C'è l’emozione della condivisione di un passato e di un vissuto, una sorta di vento con odore di Spagna che entra dalla finestra. Grazie anche alla maestria del maestro Antonio Porro alla chitarra e e al bailaor Rossano Tosi. E poi c'è la lingua, che mi riporta a casa. E c'è forte l’emozione di parlare di concetti come libertà e barbarie e l’intento di far capire al pubblico cosa perde un paese quando ammazza un poeta.”

Sei anche una brava cantante... quali cantanti, flamenchi e non solo, ti piacciono?
"Ho tentato di accenare durante lo spettacolo a un fenomeno che mi ha sempre molto incuriosito in Spagna. Penso alle donne della mia famiglia, capita che stiano parlando o facendo qualcosa e che a un certo punto si mettano a cantare per poi tornare a quello che stavano dicendo, il canto va e viene dai discorsi e le azioni quotidiane con una leggerezza strana e affascinante. Ho voluto accennare a questo fatto durante lo spettacolo e può darsi anche che nella prossima ripresa questa parte prenda più spazio. Vedremo!"

Oltre a Lorca, quali artisti o persone consideri avere un Duende speciale?
"Tutti gli artisti sono capaci di Duende, di angelo o di musa, è sapere ascoltare quando dargli spazio che è la cosa difficile, l’equilibrio tra talento e sangue o radici, o come lo si voglia chiamare. Saper come lasciargli la strada libera perchè possa sorprenderci con il suo arrivo. Goya ha Duende, come ce l’aveva Bach e per me anche Pina Bausch per citare una danzatrice contemporanea."

Quando sei arrivata a Milano come ti sembravano la città e la scena artistica e come ti sembrano oggi?
"Più prolifica allora, si girava di più, gli spettacoli potevano essere anche di 10 persone, non è un caso che ora ci troviamo nella necessità di fare monologhi, che si faccia così fatica a riempire i teatri. Ma cè in corso una nuova rivoluzione, quella che accadrà quando il pubblico si renderà conto che è nelle sue mani il sostegno diretto della cultura. Che senza il loro contributo singolare e minimo Giulietta non può baciare Romeo, perche i soldi bastavano a fare il contratto soltanto a uno dei due. Quando si capirà che Pompei non sarebbe crollata se fosse stato un comitato cittadino a custodirla e non il governo."

Quali personaggi che hai interpretato o che vorresti interpretare senti più vicini a te e quali più lontani?
"I personaggi sono percorsi che ti accompagnano durante un momento della tua vita e che negli anni cambiano con te, assieme a te. Sono stata fiera di aver avuto l’opportunità di aver incontrato personaggi grandi come Andromaca, ma anche minori come la Balia di Romeo e Giulietta o Polline nel Gabbiano diretto da Luca Ronconi. Ogni personaggio è un ponte tra te e il pubblico e un ponte soprattutto tra ogni spettatore e la storia di un altro uomo, ed è questo il mestiere di un attore, raccontare, fare incontrare, e perche no, per un attimo, far sognare."

Melissa Mattiussi
 


Milano, 30 Novembe 2010
Fratello Rom e sorella Milano
BRAT porta in scena attori rom e serbi, in un canto disincantato di fratellanza al Teatro Menotti


Come una semplice danzatrice che nelle musiche gitane sente l'ululato della sua anima.
Come una semplice scrittrice che contempla in quegli occhi del color del vetro verde antiche origini comuni che camminando camminando son giunte sin qui da terre e tempi antichi. Come una semplice donna la cui carne si lascia ferire dalla stupidità dell'uomo che non va oltre il pre-giudizio, ma anche dalla forza che possono ancora avere una parola, un gesto, un attimo di vita condivisi.

BRAT... FRATELLO... Fratello dove sei? Fratelli dove siete? Dov'è la Milano culturale, quella che... quella che sono tutti appassionati di arte, cinema, musica e teatro? Quella che sono tutti un po' artisti, scrittori, filosofi da aperitivo? Dov'è questa Milano? Questa sera di sicuro non è qui al Teatro Menotti a dare il benvenuto ai giovani attori serbi e rom che mettono in scena BRAT, Fratello. Ed è un peccato che non ci sia anche quella Milano. E' un peccato che in un momento storico così pieno di incitamento alla paura e all'odio del diverso, ma pure del proprio vicino, la città non affronti i tempi bui accendendo la ragione e la curiosità, aprendosi a nuove prospettive.

A che servirebbe quindi polemizzare? Il canto e la danza per la forza della vita si elevano al cielo questa notte grazie allo spettacolo prodotto da Cantieri Teatrali Koreja di Lecce e Centar Za Kulturu di Smederevo in Serbia, 70 Km da Belgrado, dove tre anni fa ebbe inizio il viaggio di BRAT.


Undici non-attori rom hanno studiato insieme ad altri giovani attori serbi, lavorando di sera, dopo le faticose giornate a raccogliere frutta, vetro, carta, ferro. Lavori duri e pesanti quelli riservati ai rom, lavori che segnano i loro corpi scolpendoli di muscoli da far invidia agli assidui frequentatori delle palestre, lavori che segnano i loro volti di giovani uomini cresciuti in fretta.

Partendo dal testo di John Gay, “L'Opera del mendicante”, si gioca con gli stereotipi di una cultura periferica, dal mendicante di strada alla prostituta agli innamorati combattuti. L'esagerazione del trash si mischia con la durezza della vita, con la puzza dei soldi sporcati dall'inganno. Ma quel che più emerge è la forza con cui gli attori rom si esprimono sul palco, toccando l'apice con il canto di Djelem Djelem, l'inno del popolo rom.

Che si sia fratelli di sangue, di cultura, di paese, di passione o anche solo fratelli per modo di dire, nell'arte non esistono più stranieri.

A fine spettacolo, dopo averci fatti ballare, la gioia e l'entusiasmo accendono gli occhi dei giovani rom, così come lo stupore per il ricevere attenzioni. Mi raccontano che sono molto contenti di questo lavoro e che hanno studiato tanto per lo spettacolo. Le loro famiglie sono felici di questa possibilità e alla prima tenuta a Smederevo il teatro era pieno anche di rom. Cosa che farebbe loro piacere vedere anche a Milano.

Il mio augurio è che il loro desiderio si possa esaudire a Milano e in tante altre città e che il popolo rom possa non perdere mai se stesso, conservando la propria identità, la leggerezza e la capacità di passare sopra e sotto i confini, vivendo in mezzo a tutti gli altri.

Latcho Drom, Brat!

Melissa Mattiussi

INFO
Dal 30 novembre al 5 dicembre
Teatro Menotti, Via Ciro Menotti 11 - Milano

Produzione Cantieri Teatrali Koreja e Centar Za Kulturu di Smederevo (Serbia) con il sostegno di Teatro Pubblico Pugliese
Regia e adattamento di Salvatore Tramacere

Con Lazic Vukosava, Miladinovic Marija, Mladenovic Marija, Pasti Ana, Petrovic Darko, Petrovic Igor, Maria Rosaria Ponzetta, Ramadani Ferdi, Redzepi Ajnur, Sabani Emran, Sulejmani Senad, Stojanovic Marko, Todorovic Danijel, Vulic AndjelkaGuberinic Miljan, Ibraimi Ajnur, Kriziv Damir,
Kurtisi Sead


L'inno alla vita di Caravaggio
Caravaggio. Una mostra impossibile a Palazzo della Ragione di Milano

Celebra la vita rendendo immortale anche la morte che densa di sangue e sguardi inorriditi percorre molte delle sue tele. Michelangelo Merisi da Caravaggio, detto il Caravaggio (1571 -1610), squarcia le tenebre facendo danzare la luce, vera protagonista di ogni suo dipinto.

Senza luce nulla esisterebbe per l'occhio umano e l'esistenza sarebbe come una notte perenne priva di stelle. Quella notte che i tempi malati del 1600 venne disturbata dalla forza di un uomo, della sua arte e delle sue contrastanti anime.

La carne si puà toccare e ferire, le nature non son più morte, ma divengono "quasi vive"  e gli occhi... gli occhi, fiamme ardenti conficcate in umani volti, non lasciano scampo a chi li incroci,  sempre intrisi di quel tormento che la vita irrequieta di Caravaggio portò con sé.

Eppure è sempre presente l'inno alla gioia della pura espressione, libera, alla ricerca del vero e non del sognato o dell'artificio corrotto dalla convenienza. Il suo sentire è di una forza disarmante, sia che si esprima nella solarità e scherzosità, sia che raggiunga la cupezza e il pessimismo più estremi. Ironia e sarcasmo si intrecciano ad un'aggressività da cui è impossibile proteggersi e che risveglia le coscenze.

"Appendete la speranza ad un chiodo voi che entrate" recita così chi impersona Caravaggio e che guida i viandanti all'interno della Mostra impossibile al Palazzo della Ragione di Milano. Undici sono gli attori che, dopo un'accurata selezione, sono stati scelti per vestire i panni del Merisi nei tre periodi della sua esistenza, dalla giovinezza all'età adulta alla fase finale che lo portò a morire per malattia, solo su di una spiaggia. Gli attori sche hanno accompagnato il mio cammino caravaggesco sono Daniele Cavone Felicioni, Emilio Romeo, Marco Pepe e Matteo Bonanni. Per tutta la durata della mostra terranno per mano il loro Caravaggio per narrarne le vicende attraverso lo specchio di 65 dei suoi capolavori, riprodotti in digitale a grandezza naturale. In costume d'epoca, con una camicia ampia un po' troppo leggera per il clima invernale di Palazzo della Ragione, una mantella sulle spalle, un copricapo e una lanterna a fare luce attraverso i vicoli bui e contorti di una personalità complessa, che i quattro attori ben fanno rivivere, incuriosendo e coinvolgendo il pubblico.

E come la luce e la vita esaltano le differenze, così il buio e la morte parificano tutto e tutti. Non ci sono signorotti e re, papi e cardinali, sguattere e puttane, scugnizzi e contadini, boia e santi...

Riprendo la speranza appesa al chiodo e la trovo nutrita di rinnovata luce, consapevole che dall'altra parte dello specchio il buio si sta facendo bello.

Alzo il calice e brindo alla nuda vita, con il suo mistero!

Melissa Mattiussi


INFORMAZIONI

Dal 10 Novembre 2010 al 13 Febbraio 2011
Palazzo della Ragione, Loggia dei Mercanti, Milano

A cura di Renato Parascandolo
Promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dalla Rai Radiotelevisione Italiana, e prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Palazzo della Ragione

Sito Rai sulla Mostra

Orari
Lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – Domenica 9.30 – 19.30
Giovedì 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un'ora prima

Aperture straordinarie
24 e 31 Dicembre 9.30 – 14.00
25 Dicembre, 1 Gennaio 14.30 – 19.30
6, 7, 8, 26 Dicembre e 6 Gennaio 9.30 – 19.30

Biglietto (Visita animata inclusa)
Intero 9 Euro
Ridotto 7 Euro
Scuole 4,50 Euro


Mondo, 22 Novembre 2010
Intervista a Tony Gatlif
da Liberazione 18 novembre - Roberta Ronconi
Grazie a Fabrizio Casavola per la segnalazione

Che il popolo zigano (rom e sinti, in particolare) sia stato vittima dell'Olocausto nazista nella Seconda guerra mondiale è cosa relativamente nota. Ma, al contrario di quanto avvenuto per lo sterminio degli ebrei e persino degli omosessuali (pensiamo al magnifico Bent) non ha avuto grande rappresentazione cinematografica. Strano che a cogliere il testimone sia un regista (ma prima ancora, musicista. Ci tiene a sottolinearlo) come Tony Gatlif, conosciuto nel mondo della settima arte come "il principe degli zigani", francese di origini algerine, premi Cesar per la musica dei suoi Gadjo dilo e Demone flamenco, migliore regia a Cannes nel 2004 per il bellissimo Exils. In questi giorni è a Roma, ospite del Medfilm, Festival del cinema mediterraneo, dove porta in concorso il suo Freedom, canto di libertà sulla deportazione zigana nella Francia di Vichy.

Come mai ci ha messo tanto tempo a fare un film sull'Olocausto zigano, popolo che da sempre è protagonista del suo cinema? Eppure era un tema rimasto scoperto...
"Da quando ho iniziato a fare cinema ho pensato di realizzare un film sulla persecuzione nazista del popolo gitano. Ma sono un cineasta libero, moderno, mi piace lasciare libera la camera e non amo per nulla le sofisticazioni né tantomeno le ricostruzioni. L'Olocausto richiedeva per forza di cose una ricostruzione e questo mi ha frenato a lungo. Se non ci fosse stata l'urgenza di parlarne, probabilmente non lo avrei fatto nemmeno ora."

E l'urgenza le è venuta dalle scelte di espulsione di Sarkozy?
"Ho iniziato a pensare a questo film tre anni fa, quando nulla in Francia era ancora successo, ma si sentiva che i tempi erano maturi, e che si sarebbe arrivati a scelte estreme. Volevo fare un film che parlasse di un passato capace di fare da forte eco nel presente."

Vuol dire che c'è un parallelo tra la Francia di Vichy e quella di oggi?
"Assolutamente no. Voglio però dire che oggi in Francia si respira un'aria da anni Trenta, cioè di quegli anni che vengono prima dello scoppio della guerra, quando si gettano le basi per quello che sarebbe successo."

La Francia, come l'Italia, ha al momento le politiche tra le più dure in Europa verso le minoranze etniche. Ci sono dei motivi specifici che legano i due paesi in questa intolleranza?
"Bisogna dire che prima dell'inasprimento di questa estate, la Francia è stata in realtà molto tollerante con il popolo gitano. Ci sono situazioni ben peggiori in Romania, ma anche in Slovacchia o in Ungheria. E gli inasprimenti non dipendono mai dai popoli, ma dai governi che li guidano. Quando la politica ha bisogno di capri espiatori, i gitani funzionano sempre. Ad essere sinceri, rispetto al popolo zigano, francesi e italiani danno spesso il "meglio" della loro intolleranza... Per quanto riguarda la Francia, che conosco meglio dell'Italia, a favore della politica di espulsione di Sarkozy è il 55% della popolazione, contro il 45% più tollerante. Una percentuale che va benissimo, è normale che sia così."

Perché normale? Anzi, mi permetta di chiedere, cosa è che rende così difficile "il vicinato" con il popolo zigano?
"Prima di tutto bisogna sottolineare che il popolo dei gitani è europeo al cento per cento. Sono in questo continente da sempre, dal tempo degli ottomani, da quando le province dovevano ancora formarsi. C'è un problema di convivenza, di vicinato diciamo, è vero. Ma il problema non sta nel popolo gitano, estremamente tollerante verso gli altri. Piuttosto nel popolo dei sedentari, nel popolo gadjo. E' questo che andrebbe psicanalizzato per cercare le ragioni di tanto odio."

Un'eccezione in Europa è rappresentata dalla Grecia, dove rom e sinti vivono senza grandi difficoltà.
"La Grecia è una terra frastagliata, fatta di migliaia di isole, e non ha una struttura industriale forte. Insomma, è una terra con meno regole dove i gitani si muovo liberamente, lavorando a stagione da isola a isola e fornendo un servizio itinerante molto apprezzato dai greci."

In "Freedom" racconta la storia di un piccolo gruppo di zingari arrestati e internati durante il loro viaggio per i villaggi francesi dove un tempo andavano tranquillamente a vendemmiare. Sceglie di non mostrare lo sterminio direttamente, ma in modo laterale, attraverso le conseguenze quotidiane della repressione.
"L'Olocausto è un tema complesso da trattare e, appunto, io non amo un cinema statico, di ricostruzione. Anche se qui ho dovuto comunque ricostruire ambienti, costumi, oggetti, abitudini. Però ho cercato di manenere al massimo il mio spazio di libertà, per me e per la camera."

La musica di solito ha una parte preponderante nel suo lavoro, qui l'ha lasciata più al servizio delle immagini e del racconto. Perché quest'ultimo, il racconto appunto, era più importante e voleva il suo spazio.
"Ho dovuto quindi creare una musica che semplicemente sottolineasse gli eventi. Mentre di solito la uso proprio come forma primaria di racconto delle emozioni. Ma anche in questo film c'è un momento in cui si capisce cos'è la musica per il popolo zigano. Quando trasformano la canzoncina fascista Marechal nous voilà in una allegra ballata. Senza intenti denigratori, solo perché per loro la musica è viva ed è capace di trasformare la realtà."

A proposito: ricordo ai milanesi e dintorni, che stasera, 22 novembre, alle 21 si proietterà SWING di Tony Gatlif, al circolo Arci Martiri di Turro in via Rovetta 14. Ingresso libero con tessera ARCI


Milano, 11 Novembre 2010
Migrare è un'opera d'arte!
Solidatrietà anche dalla Gipsy Fusion Dance & Friends agli immigrati sulla Torre di Via Imbonati

Migrare è un'opera d'arte! È duro e faticoso... come creare un capolavoro.

Queste parole non possono lasciare, chi, come me, artista, danzatrice, giornalista, ma in primo luogo DONNA ed essere umano, si vuole curare dei suoi simili, perchè ancora crede con tutto il corpo e l'anima che la Terra sarebbe un luogo meraviglioso se invece che con l'ignoranza e l'odio, si “combattesse” a suon di note e colori.

Voglio così sostenere la causa degli immigrati della Torre di Via Imbonati attraverso la Gipsy Fusion Dance, insieme alle mie allieve e a musicisti che provengono da diverse parti del Mondo. Alcuni di noi sono italiani, altri sono Rom, altri ancora sudamericani, ma ad accomunarci c'è l'amore per il canto della Vita, qualunque sia il ritmo con cui si manifesti.

C'era una volta sulla torre imprigionata una bionda principessa... Ora la principessa ha imparato che sporcarsi mani e piedi con l'onesto lavoro porta sempre buoni frutti e i suoi occhi di cielo danzano guardando all'insu, su quella torre dove imprigionati sono viandanti sconosciuti che chiedono solo un po' di rispetto e dignità umana. E un onesto lavoro è quello che questi nostri fratelli di altre nazionalità hanno svolto e svolgono regolarmente in Italia, il Paese in cui vorrebbero continuare a vivere serenamente e pacificamente, con un regolare permesso di soggiorno.

Per danzare tutti insieme e sostenere le loro richieste ci vediamo LUNEDI' 15 NOVEMBRE, ore 19.30, ALLA TORRE DI VIA IMBONATI 49, MILANO.

Ecco l'appello degli “abitanti” della Torre:

"APPELLO AGLI ARTISTI E ALLE ARTISTE
E ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI CULTURA
DALLA TORRE DI VIA IMBONATI

Noi e voi abbiamo molto in comune. Più di quanto si immagini.
Nutriamo lo stesso amore per ciò che è bello nella vita, la stessa sete di libertà, il medesimo desiderio di avere un'esistenza degna di essere vissuta, condividendola con chi ci sta intorno.

Dopotutto, migrare, è un'opera d'arte! È duro e faticoso… come creare un capolavoro.
Per questo confidiamo nella possibilità di ricevere il vostro sostegno, la vostra solidarietà attiva.

Come saprete, ora ci siamo imbarcati in un'impresa davvero difficile: seguendo l'esempio dei nostri fratelli di Brescia, abbiamo dato vita a una protesta per il diritto al permesso di soggiorno per tutti gli immigrati che vivono e lavorano onestamente in Italia.
Apparentemente, chiediamo solo un pezzo di carta, uno straccio di documento. Ma non è così: quello che vogliamo è che sia riconosciuta e rispettata la nostra dignità di cittadini, di lavoratori, di esseri umani.

Di fronte alla sordità del governo e del parlamento, alla cecità dei mass media, siamo stati costretti a salire su una torre per far intendere le nostre ragioni. Cinque di noi sono in cima alla torre dell'ex Carlo Erba di via Imbonati, gli altri sotto la stessa torre, per sostenerli.

Sappiamo di avere mille ragioni dalla nostra ma siamo sicuri che voi potreste darci un grande aiuto: potreste, insieme a noi, trovare le parole migliori, i ragionamenti più chiari, le forme di comunicazione e le rappresentazioni più efficaci per spiegare la nostra condizione e le nostre richieste, per far udire la nostra voce.

Alla fine, avremmo tutti da guadagnarci: noi, voi e la società in cui, volenti o nolenti, ci siamo trovati a vivere assieme.

Veniteci a trovare, contattateci! Così ne parliamo.

GLI IMMIGRATI E LE IMMIGRATE SOPRA E SOTTO LA TORRE DI VIA IMBONATI"

Melissa Mattiussi


Milano, 10 Novembre 2010
Le danze di Billy e Dijana
Nell'abbraccio alla vita la risposta alle discriminazioni per Rom e Sinti

Un Paese dove tutti sono allegri e se qualcuno pesta il piede ad un altro, questo si mette a ridere ancora di più... E' il Paese della Felicità, il Paese sognato da Dijana e Billy, i protagonisti dello spettacolo "Le danze di Billy e Dijana" che ha inaugurato la campagna "DOSTA!" (basta in lingua romanes), lunedì 8 novembre all'Auditorium San Fedele di Milano.

Coordinata e finanziata dall'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in collaborazione con il Consiglio d'Europa e con le principali federazioni rom e sinte, DOSTA! vuole promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura dei Rom e dei Sinti, la più grande minoranza etnica d'Europa, e per sconfiggere con la conoscenza gli stereotipi che hanno sempre accompagnato questo popolo.

Sul palco l'attrice Dijana Pavlovic, attrice rom serba, e Diego Conte in un incontro scontro tra fratelli di etnia Rom, l'uno divenuto un ballerino di danza classica, l'altra giunta a fargli visita a qualche ora dal prima del debutto, portandogli i propri sogni e speranze, ma anche ricordandogli la storia che li ha visti crescere insieme, fra tradizioni e discriminazioni. Amore e odio fraterno e per un'umanità fatta di tante sofferenze e di tanti perchè senza una risposta. Emerge la perenne diversità di essere Rom, zingari nello spirito e nella quotidianità, dell'arcaica tensione del legame di sangue, della separatezza di aspettative e doveri fra uomo e donna nei codici della propria comunità, del possibile e conflittuale sogno di realizzarsi in una sempre nuova, e spesso più cinica, società. Ma appare anche quell'antica risorsa dell'Arte che fin dal suo sorgere in una regione dell'India, ha rappresentato per il popolo Rom una delle vie di salvezza e di comunicazione col mondo.

Un'emozionante Dijana Pavlovic che fa brillare il testo di Daniele Lamuraglia, facendo stringere il cuore nel chiedersi il motivo di tanto odio verso un popolo che esso sia quello dei Rom, dei Sinti o di qualsiasi altra etnia.

Sulle note di Ederlezy, la canzone per la festa di San Giorgio del 6 maggio, che celebra la luce e la rinascita, per Dijana e Billy la risposta è l'amore e a riunirli è un abbraccio ritrovato nei confronti della vita

Melissa Mattiussi


Milano, 26 Ottobre 2010
Un respiro può fare la differenza...
Pustinja 2010 – Ister Teatar di Belgrado

La parola lascia spazio al gesto del corpo che viene dilaniato dall'orrore di cui l'uomo può essere supremo inventore e artefice.

Lo strazio della guerra che lascia segni sui corpi e fa esplodere i seni delle donne, madri e custodi della vita, le mette l'una contro l'altra e le snatura rendendole grottesche e ridicole, così profondamente tristi nella menomazione dell'anima.

Quale destino può avere un'umanità che lacera la carne di sua madre?

Un respiro può fare la differenza... tra la vita e la morte.

L'odio, la lotta che si arma dell'ignoranza e della sudditaggine di masse che non si fanno le domande giuste o che si nutrono delle risposte servite con gli omogeneizzati.

Convulsioni e spasmi di una danza che è la vita senza il ricordo delle atrocità della storia, che purtroppo sembrano non essere ancora abbastanza per insegnarci che l'Amore può essere l'unica risposta agli interrogativi su questa esistenza...

E di nuovo la grazia ritorna, come un soffio di vento che sposta l'attenzione su un altro ramo della storia... perchè comunque la vita scorre incurante di chi respira ancora e chi no.

Pustinja e Ister Teatar

di e con Anđelija Todorović, Danica Arapović, Jelena Jović
...drammaturgia Damir Vijuk
musiche Nenad Jelić
scene Ljubomir Todorović
luci e fotografia Aleksandar Milosavljević
costumi Ister Teatar
video Andreja Jović
maschere e trucco Branislava Kuprešanin

Teatro della Contraddizione, Milano

Pustinja 2010 è un omaggio a Pustinja del 2000 in cui Ister Teatar di Belgrado pone le stesse domande e teme di trovare le stesse risposte: “Cosa siamo, chi siamo e dove siamo oggi, dieci anni dopo? E' cambiato qualcosa? Siamo cambiati?”. Ister ripercorre, con uno sguardo introspettivo, la storia dell'area balcanica dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, passando attraverso gli ultimi conflitti. Pustinja (che significa deserto) era un punto di vista originale su come gli artisti percepivano in quel momento ciò che una volta si chiamava Jugoslavia.

Il deserto, come l'oceano, è un luogo dove nulla mai cambia. Stiamo forse diventando un oceano senza fine che non si muove mai, che non respira , con un cuore senza battiti, un oceano senza vita che scorre via come i granelli di sabbia in una clessidra? Viviamo, ma potremmo anche non esistere, tutto sarebbe uguale; siamo come un miraggio nell'orizzonte di viaggiatori esausti.

Una storia fatta di odio e di grazia, di confini da difendere, più o meno come quella di tutti i popoli.

Pustinja 2010 ha debuttato al Bitef Teatar di Belgrado nel giugno del 2010 ed è stato ospite al 37 International Festival of Alternative and New Theatre di Novisad.

Ister Teatar prende il suo nome dall'antica denominazione del Danubio, fiume che collega due mondi e due civiltà diverse. Fondato nel 1994, concentra il suo lavoro nella ricerca di un teatro fisico che riesca a coniugare tecniche della danza ed elementi peculiari alla prosa. Le produzioni della compagnia includono spettacoli teatrali, performance di strada, film. Ister Teatar è stato ospite di numerosi festival nazionali e internazionali e ha presentato i suoi spettacoli in Bulgaria, Romania, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Egitto. Grazie alla collaborazione con il Teatro della Contraddizione di Milano, dal 2000 ad oggi Ister Teatar è stata una presenza ricorrente nella Stagione Sperimentale Europea. Ister è cofondatore e membro di ANET (Association of Independent Theatres - Belgrado) e di STANICA (Station – Service for Contemporary Dance). Nel 2008 con lo spettacolo Tri Sestre (da “Le Tre Sorelle” di A. Ćechov) ospitato dal Teatro della Contraddizione nella Stagione Sperimentale Europea 2008/2009, Ister Teatar ha ricevuto il premio “Dimitrije Parlić” come migliore coreografia.

Melissa Mattiussi


Milano, 10 Settembre 2010
Exil goes Italy
L'Espressionismo Balcanico nella prima mostra personale italiana di Paul Hitter

Dal 23 al 28 Settembre 2010
La Scighera
Via Candiani, 131 – Milano
Ingresso con tessera Arci

Curatrice: Melissa Mattiussi

Inaugurazione, Giovedí 23 Settembre - Ore 20.00:
Musica Balcanica con i Pollo Mannaro (from Circo Abusivo)
Danza Gipsy Fusion con Melissa Estrella Gitana Delafuente

La connessione umana che nasce dall'incontro tra differenti culture, passando attraverso il viaggio dei Gitani, è lo spunto di riflessione che ha fatto incontrare i cammini del pittore rumeno Paul Hitter e della giornalista e danzatrice italiana Melissa Mattiussi.

Nasce così l'idea di dare vita a un sodalizio artistico che veda l'unione di due forze opposte, ma complementari, quella femminile e quella maschile, attraverso la pittura per Paul e la danza e la scrittura per Melissa.

Dopo varie esposizioni tenute in Germania, dove Paul sta ultimando l'Accademia di Arte, a Maggio 2010 il pittore ha portato a Bucarest, la sua città natale, una grande mostra dal titolo "Exil", che ha suscitato molto interesse tra la critica specializzata, i mass media e il pubblico. L'esposizione approda a Milano col nome di "Exil goes Italy" e si propone come un momento di avvicinamento alle culture e alle storie degli Emigranti, ai problemi sociali ad essi legati e soprattutto allo spirito che anima il loro modo di vivere.

La forza e la passione dell'Espressionismo Balcanico del pittorerumeno Paul Hitter è fonte di spunti di riflessione sul tema dei Gitani, che divengono simbolo universale di tutti gli esiliati e di chi vive ai margini di una società usa e getta e da fast-food, ma anche di tutti gli esseri umani che affrontano le difficoltà della vita, senza però rinunciare ai colori delle proprie anime, mantenendo la propria identità, con fierezza nel mondo.

L'Espressionismo Balcanico parla di amore, odio, lotta per la sopravvivenza, incroci di culture. Parla di vita. E' un mix di arte popolare ispirata dalla cultura zingara, da quella ebraica, da quella slava, dalla lingua rumena e dal puro Espressionismo. E' denso di colore, ironico e può fare ridere senza perdere la sua gravità. L'Espressionismo Balcanico narra di una cultura comune che è sopravvissuta attraverso i tempi, non importa quanto dura sia stata la vita. E noi siamo la cultura e la spiritualità con cui si può sfamare il mondo.

Questa non è una storia convenzionale. E' una storia di libertà dell'essere...

L'inaugurazione di Giovedì 23 settembre vede l'interazione di pittura, danze Gipsy Fusion con Melissa Estrella Gitana Delafuente e musiche balcaniche con i Pollo Mannaro.

Si ringraziano per il sostegno:
Gipsy Fusion Dance
La Scighera
Il Mosaico Danza
Radio Popolare
Pollo Mannaro

INFORMAZIONI
Organizzazione e Ufficio Stampa
Melissa Mattiussi - www.melissamattiussi.it

Paul Hitter www.paulhitter.blogspot.com


Milano, 16 Luglio 2010
Paco in the Jungle
Il dio della chitarra flamenca alla corte di Villa Arconati

Incanta anche le agguerrite zanzare dell'estate di Villa Arconati, la musica di uno degli dei della chitarra. Paco de Lucia ha rivoluzionato la storia del flamenco portandolo a divenire patrimonio dell'intera umanità, e non solo, della cultura gitana spagnola.

Negli anni il suo tocco rimane inconfondibile, unico e irripetibile. La raffinatezza delle sue composizioni gli aprì le porte dell'intero mondo musicale, portandolo a collaborare con nomi storici del flamenco come il cantaor Camaron de La Isla e pure mostri sacri del Jazz come Al di Meola e Pat Metheny.

Con lui sul palco del Festival di Villa Arconati un ensemble di professionisti ancora giovani, ma già molto conosciuti e stimati nel flamenco. Alle percussioni e cajon il percussionista che, tra le altre esperienze, vanta la partecipazione al film "Vengo" di Tony Gatlif, nella scena iniziale di Flamenco Sufi, insieme alla chitarra di Tomatito e al canto il Duquende. Al cante, palmas e baile un ospite d'eccezione, Antonio El Farruquo, più familiarmente soprannominato Farru, fratello del già famoso Farruquito, della celebre famiglia de Los Farrucos.

Ed è proprio sui brani interpretati dal Farru che l'anima più antica del flamenco fa sentire la sua presenza. Con il suo stile diretto e molto piacione il Farru sfodera il suo repertorio di zapateados (passi) così veloci da togliere il fiato.

La celebre espressione corrucciata di Paco lascia anche spazio a qualche sorriso e vien spontaneo pensare che il "dio della chitarra flamenca" si diverta ancora nel portare in giro per il mondo il suo mestiere, che ci fa sembrare semplice come respirare una boccata d'aria serena.

Ma nella giungla dell'arte urlata, fatta soltanto per apparire, chi lavora con serietà sa che servono disciplina, costanza, pazienza e grande forza d'animo, per non perdersi in una bottiglia di alcool o in tanto fumo...

Melissa Mattiussi


Milano, 13 Luglio 2010
Gogol Bordello all'arrembaggiooo!
Sbarcano da New York City, ma arrivano da differenti culture i pirati del Power-Gypsy

Eugene Huz, alto, bello e affascinante, con la sua carnagione bianca come le nevi russe e con uno sguardo di ghiaccio che brucia alla prima nota di chitarra. Quale donna gli resisterebbe se lui le cingesse con le mani la vita sussurrandole selvatiche parole d'amore nella sua lingua madre?

Inizia da solo il concerto al Carroponte di Sesto San Giovanni (Milano) e poi il palco viene invaso dalla sua colorata ciurma di bricconi...

La frenesia dei ritmi balcanici vien esagerata al massimo dal power-folk, miscelata con i colori dei suoni spensierati del Brasile ed il cocktail estivo è fatto. Gipsy a gogo... Per sdoganare un termine che anche oggi è ancor troppo spesso sconosciuto ai più. Gipsy è l'abbreviazione inglesizzata della parola Gitano, che deriva da E-giptian (Egiziano), con cui venivano definite le prime popolazioni nomadi conosciute in Egitto dall'Occidente, erroneamente generalizzando e inglobandole con  questo termine.

Ora Gipsy (italianizzato) oppure Gypsy (inglesizzato) è definibile tutto ciò che concerne la cultura dei popoli nomadi, dai Balcani con gli Tzigani (dal greco a-tziganoi – stranieri) all'Est Europa, dal Rajasthan al Nord Africa all'Andalusia con i Gitani e alla Camargue con i Manouches.

Un po' per moda, un po' per vera passione le persone si avvicinano a Gitani e Zigani, grazie alla musica e alle danze, primo passo per conoscere queste culture tanto affascinanti, ma anche piene di contrasti tra sacro e profano, gioia e libertà di vivere, ma anche tanti problemi sociali.

Melissa Mattiussi
 


Milano, 10 giugno 2010
Il colore dell'anima Gyspy
Viaggio nei Gypsy Interiors di Romania e Moldova


Chi bussa alla porta? E a che porta sta bussando?
Se cercaste di capirlo vedendo una sola fotografia potreste pensare ad un set creato appositamente per un film di Kusturica e invece è la realtà ritratta da Carlo Gianferro, che tra i vari riconoscimenti ha ottenuto il primo posto al World Press Photo 2009.

Il fotografo romano ha bussato alle porte delle case dei Rom di Romania e Moldavia per mostrare loro il primo libro “Gypsy Architectures”, come aveva promesso. Viene accolto con gioia e trattato come ospite d'onore. La sua sensibilità artistica ed umana gli permettono di ritrarre spontaneamente le persone all'interno delle loro stanze, rendendo percettibili anche le più piccole sfumature di colore. Si può sentire quasi l'odore di quelle case, si possono leggere le storie di chi le abita. Storie che si ricompongono come un puzzle i cui pezzi sono gli oggetti contenuti nei soggiorni, nelle camere da letto, nelle cucine, nei bagni di un popolo che da nomade oggi sente anche il bisogno di avere una casa. Le case divengono connessioni tra vita e vissuto. Carlo Gianferro fa esplodere i loro accesi colori che sottolineano la gioia e la libertà di questi Rom che con intelligenza hanno saputo erigere dal nulla dei monumenti ai propri desideri nei quali poi trasferirsi per vivere la quotidianità con allegria. In contrasto con il grigio della vicina architettura residenziale locale che ancor oggi risente dei retaggi soviet.

Il libro “Gypsy Interiors” (Postcart Edizioni) è un'occasione per un viaggio attraverso una cultura ancora poco conosciuta e su cui vi sono troppi pregiudizi. Al centro c'è sempre l'essere umano, che qui emerge in tutta la sua fierezza, ma anche dolcezza e vitalità. Carlo è riuscito a fotografare il colore dell'anima Gypsy.

Melissa Mattiussi


In mostra nelle Gallerie Fnac:
Milano – Dal 27 maggio al 7 luglio
Napoli – Dal 13 luglio al 13 settembre
Verona – Dal 16 settembre al 13 ottobre
Torino – Dal 19 ottobre al 29 novembre



GIPSY NEWS 

ARCHIVIO 2010 - 2011

PALESTINA VIVA
Quando la Poesia rende visibile l'immaginario...


Immaginare l'impossibile e renderlo possibile. Questa è una delle "missioni" di Art Kitchen e dell'artista Poeta di Strada IVAN TRESOLDI che ha realizzato lo spettacolo teatrale "Palestina Viva".

Nel maggio 2009 Ivan è sceso in campo in prima persona in Palestina, in occasione dell'avvio del progetto "Emergenza Jahalin - La scuola di gomme", per contribuire operativamente alla costruzione dell'edificio, progettato dal giovane e ingegnoso architetto milanese Valerio Marazzi, e raccogliere idee e sensazioni per "Palestina Viva".

Al Teatro Verdi il 23 Marzo vanno in scena le emozioni e le suggestioni che hanno permesso di creare dal nulla qualcosa che può essere il primo passo per poter intravedere una prospettiva in un territorio, quello del muro che divide la Palestina da Israele, in cui il futuro assomiglia ancora troppo ad un miraggio.

Palestina Viva è uno spettacolo teatrale che, attraverso le poesia del Poeta di Strada Ivan e le suggestioni visive del regista Simone Varano, ripercorre le emozioni di un'esperienza unica a sostegno della ong Vento di Terra in un progetto che si prefigge di portare l'istruzione, dove questa ancora non c'è.

La comunità Beduina Jahalin accetta questo progetto apparentemente visionario e in tre anni gli architetti di Arcò riescono, attraverso i finanziamenti e la diplomazia sul territorio di Vento di Terra, a costruire con pneumatici usati (quindi senza fondamenta) cinque aule per i cento bambini della comunità, una cucina e una serie di pannelli solari necessari a fornire l'acqua calda.

Lavorare in territori di competenza militare israeliana, se pur problematico, non ha fermato il progetto che resiste ai tentativi di "sgombero" e anzi avanza...


"[...] La scuola cresce il lato del campo
s'alza di gomme e fango quintali
sale al ritmo del batter le mani
al lato del tempo
del sogno disperso
un passo il sole
uno il deserto[...]"
- ivan -

INFO
Palestina Viva
23 Marzo 2011 - Ore 21
Teatro Verdi - Via Pastrengo, 16 - Milano
Tel. 02 6880038
Offerta libera a partire da 10 Euro
Il ricavato va a favore del progetto di Vento di Terra

www.artkitchen.it
www.ventoditerra.org



FILM MIDDLE EAST NOW, il Medio Oriente sul grande schermo
Skateboard e Luna Park per combattere la violenza con la gioia di poter vivere più leggeri

Dal 18 al 22 marzo a Firenze, la seconda edizione della kermesse internazionale, focus su Israele/Palestina, Iraq, Iran, Afghanistan, Libano


Una ragazzina che va in sakteboard anche in Afghanistan è un passo in avanti verso una società più libera e rispettosa anche per la donna e un Luna Park può sorgere anche nei luoghi più difficili del mondo, a significare che il diritto a volere una vita migliore e più leggera è insopprimibile.

Questi due dei temi di Film Middle East Now, festival che Firenze dedica al Medio Oriente e che vuole riflettere sul contrasto tra la realtà, che in questi paesi è spesso difficile e violenta, e la ricerca della realizzazione personale, di momenti di "felicità" in cui si raggiunge l'equilibrio, si annullano le differenze, gli scontri politici e religiosi. Un viaggio per tappe che tocca i Paesi più "caldi" dell'area Mediorientale, e ne approfondisce le storie, i personaggi e i temi forti dell'attualità.

La seconda edizione di Film Middle East Now va in scena dal 18 al 22 marzo tra cinema Odeon e cinema Stensen di Firenze, proponendo un ricco programma di 30 tra film e documentari – molti in anteprima italiana ed europea - offrendo un distillato della migliore produzione contemporanea di quest'area del mondo. L'obiettivo è quello di far conoscere la cultura e la società di questi paesi, oltre i pregiudizi e i luoghi comuni. Arriveranno a Firenze 15 registi, attori, artisti e ospiti internazionali, per presentare le loro pellicole e i loro lavori. Focus e approfondimenti sono dedicati a Israele e Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano.

L'anteprima italiana del bellissimo "Skateistan: Four Wheels and a Board in Kabul" del regista Kai Sehr, il lungometraggio che ha vinto il premio "Cinema For Peace 2011" all'ultimo festival di Berlino, e che racconta l'incredibile storia della Ong che a Kabul insegna ai bambini e alle bambine afgane ad andare in skateboard. Le repressioni durante le elezioni in Iran nell’anteprima italiana del documentario "Green Wave" di Ali Samadi Ahadi. Un omaggio a Jafar Panahi - il regista iraniano agli arresti domiciliari a Tehran – con la proiezione del cortometraggio inedito in Italia "Gerehghosha - Sciogli nodo" del 2007. E poi "Arab Labor", la sit-com che spopola in questo momento sulla tv israeliana e nei territori palestinesi, su una coppia di giovani arabi che cerca disperatamente di integrarsi nella società borghese di Gerusalemme. La prima performance italiana di Raam, giovane contante indie-rock iraniano che a Firenze presenta in anteprima il suo nuovo progetto solista.

In programma anche incontri tematici e una mostra fotografica, DREAM CITY (alla Tethys Gallery di FIrenze, inaugurazione sabato 19 marzo), il progetto di reportage fotografico della giovane fotografa olandese Anoek Steketee e della giornalista Eefje Blankevoort, incentrato sui parchi di divertimento in paesi difficili, in luoghi colpiti o sfiorati dalla guerra, al limite della democrazia, visti come luoghi di osservazione speciale, dove si crea una sospensione della realtà. Un giro del mondo in 13 amusement park e 10 paesi, tra i quali il Medio Oriente occupa un posto di prim'ordine - con Iraq, Kurdistan, Libano, Israele e Palestina. Durante la rassegna anche dibattiti, eventi sulla tradizione gastronomica Medio Orientale, talk show con protagonisti del mondo della cultura, giornalisti, scrittori e professori universitari, per approfondire il Medio Oriente e il suo ruolo sulla scena internazionale.

La rassegna è organizzata dall’associazione culturale Map of Creation, con la direzione artistica di Lisa Chiari e Roberto Ruta, in stretta collaborazione con la Fondazione Stensen e con il supporto del Comune di Firenze - Assessorato alla Cultura, della Mediateca Regionale Toscana Film Commission, e con il contributo del gruppo Why the Best? Hotels Firenze, dell’Ambasciata dei Paesi Bassi  e della Tethys Gallery.


Tra gli altri eventi in programma…

LA TAVOLA ROTONDA "TALKING 'BOUT A REVOLUTION"
Sabato 19 marzo alle ore 11 (Bistrot del Cinema Odeon) il festival propone al pubblico la tavola rotonda dal titolo “Talking ‘bout a Revolution”, in cui giornalisti, registi e professori universitari, attraverso la propria esperienza sul campo, discuteranno delle ondate rivoluzionarie che stanno attraversando i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, e che stanno portando alla destituzione di diversi regimi. Ne parleranno Hady Zaccack (regista, Libano), Raam (artista e musicista indie-rock, Iran), Ahmad Rafat (giornalista e scrittore, Iran), Ghassan Salhab (regista, Libano), Izzedin Elzir (Imam di Firenze, presidente Comunita' Islamiche d'Italia), e Salah Methnani (inviato RaiNews 24). Modera Vittorio Iervese (Università di Modena). Incontro in collaborazione con OXFAM Italia

LA "SFIDA" CULINARIA BEIRUT VS TEHRAN
E tra gli eventi culinari e le degustazioni di cucina mediorientale, l’aperitivo-cena di lunedì 21 marzo (all’Auditorium Stensen, a partire dalle 19.30) in cui andrà in scena l’ironica sfida “Beirut VS Tehran”, con presentazione e degustazione di specialità libanesi e iraniane, a cura di Ristorante Libanese Valle dei Cedri e di Sireh - The Red Immersion. Perché il cibo da sempre è uno degli strumenti più potenti di integrazione culturale.

INFO
www.middleastnow.it

Melissa Mattiussi



INTO THE VAST - Ritmi e Danze dalla Persia
Zarbang Ensemble & Banafsheh Sayyad


Dopo il successo del  2010, con lo spettacolo per il "Millennio dello Shahnameh", Il Libro dei Re, capolavoro del grande poeta persiano Ferdousi, ritorna la danzatrice-coreografa Banafsheh Sayyad accompagnata dallo Zarbang Ensemble con i percussionisti iraniani Behnam Samani al Daf, Tombak, Dayereh e Reza Samani al Daf e Tombak, il percussionista afghano Hakim Ludin con i suoi Water Drum, Cajon, Kanjira, Pendariq e il musicista greco Matthaios Tsahourides alla Lyra Pontica.

Domenica 20 Febbraio 2011
Ore 18.30
Teatro San Fedele
Via Hoepli 3/b, Milano (Zona Duomo)

Ingresso:
Platea I Settore numerato                               25  Euro
Platea II Settore numerato e balconata          20  Euro
Ridotti per chi mi scrive                                    15 Euro
prenotandosi tramite il form del mio sito

Lunedì 21 febbraio 2011

Stage di Danze mistiche persiane
con Banafsheh Sayyad
presso la Scuola di Danza di Marina Nour, Via Marazzani 7, Milano, dalle 19.30 alle 22.30.

Chi fosse interessato mi contatti per prenotarsi.

DANCE OF ONENESS
La musica e la danza persiana, le cui radici affondano in una comune tradizione, si fondono, in modo meditativo, con il flamenco e il rituale Sufi.


DOSTA!
E' ora di dire BASTA! a odio e discriminazioni. L'Arte come mezzo per conoscersi e creare insieme la Pace

La campagna "DOSTA!" ("basta" in lingua romanes) promossa dalla Comunità europea è coordinata e finanziata dall'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in collaborazione con il Consiglio d'Europa e con le principali federazioni rom e sinte per promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura dei Rom e dei Sinti, la più grande minoranza etnica d'Europa, e per sconfiggere con la conoscenza gli stereotipi che hanno sempre accompagnato questo popolo.

Piacere di conoscervi!

Siamo i Rom e i Sinti, ma molti per ignoranza o cattiveria ci chiamano "zingari" o "nomadi".

Viviamo in mezzo a voi da circa seicento anni, ma ancora in pochi ci conoscono veramente. Probabilmente avete letto sui giornali che siamo sporchi, ladri, accattoni, ma non è così. Certo alcuni di noi sono molto poveri e alcuni hanno commesso degli sbagli. Però non siamo tutti uguali anche se siamo tutti presi di mira da discriminazioni e in alcuni casi da razzismo vero e proprio.

In Europa siamo in dodici milioni, in Italia molto meno, circa 100.000. In maggioranza siamo Cittadini italiani dal 1871, ma alcuni di noi vengono dalla ex Yugoslavia e dalla Romania: scappati dalla guerra o dalla miseria.

Provate ad immaginare di non poter avere documenti (anche se i vostri genitori sono nati in Italia), di non poter chiedere lavoro o continuare a studiare per questo motivo, di dover aspirare al massimo a vivere in un container o in una roulotte, di essere allontanati se entrate in un bar, di essere oggetto di battute e scherno. Che vita sarebbe? La vita di molti di noi al momento.

Noi siamo i Rom e Sinti e come ogni altra minoranza abbiamo una lunga memoria storica, valori, costumi, tradizioni, arti, talenti, musica e bellezza. Abbiamo i colori di una civiltà millenaria che non ha mai preso parte ad una guerra. Tutto questo tuttavia resta confinato troppe volte negli angusti spazi che occupiamo alle periferie delle città, in ghetti che chiamano "campi nomadi".

La campagna DOSTA può rappresentare la possibilità di superare quel muro del pregiudizio che circonda la nostra gente. Noi vi tendiamo una mano, metteremo in piazza frammenti della nostra cultura, vi sorprenderemo con il calore della nostra musica, le emozioni delle nostre danze e lo faremo in una serie di eventi che si snoderanno per tutta Italia, accompagnati da seminari e conferenze, mostre fotografiche e proiezioni video, momenti di riflessione in cui ci racconteremo a voi.

Il programma di Milano è stato realizzato dalla "Federazione Rom&Sinti insieme" e dall'Associazione UPRE ROMA con il patrocinio e il contributo di Fondazione Culturale San Fedele, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Fabrizio De André, onlus Casa della Cultura.
Hanno aderito: ARCI Milano, Associazione Aven Amentza, Associazione Romano Drom, Lavoro, Gruppo Abele di Milano, Opera Nomadi di Milano.

PROGRAMMA:

29 ottobre - ore 11.30 – sala Marra di palazzo Marino
Conferenza stampa di presentazione della campagna DOSTA!

8 novembre - ore 21 - Auditorium San Fedele, via Hoepli 3/b
Saluti: Giacomo Costa (fondazione culturale San Fedele
Presentazione), Fabrizio Casavola (UNAR), Upre Roma
"Le danze di Billy e Dijana" di Daniele Lamuraglia, con Dijana Pavlovic e Diego Conti.

12 novembre - ore 18-20.30 - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, via Romagnosi 3
"Rom: a Milano si può? Politiche abitative (e altro): soluzioni possibili"
Saluti: Carlo Feltrinelli presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
Introduzione: un esponente dell'UNAR; Alfredo Alietti, Upre Roma, docente di sociologia università degli studi di Ferrara.
Testimonianze: don Massimo Mapelli, Casa della Carità; abitanti dei campi;
Interventi: Laura Balbo, docente di sociologia università degli studi di Padova; Antonio Tosi, docente di sociologia urbana al Politecnico di Milano; Tommaso Vitale, Scientific Director of the Master "Governing the Large Metropolis" CEE, Sciences Po Paris.
E' stata invitata Mariolina Moioli, assessore alle politiche sociali Comune di Milano.

18 novembre – ore 20.30-23 - Casa della Cultura, via Borgogna 3
"La rappresentazione mediatica dei rom e dei sinti: tra dovere di informare e violazione dei diritti."
Presenzia: Ferruccio Capelli, presidente della Casa della Cultura
Introduzione: un esponente dell'UNAR; Paolo Cagna Ninchi, presidente Upre Roma.

Interventi: Michael Guet, Capo della Divisione dei Rom e dei viaggianti del Consiglio d'Europa; Eva Rizzin e Angelica Bertellini, Articolo 3 - Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova; Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera; Roberto Escobar, docente di filosofia della politica alla Statale di Milano; David Parenzo, conduttore e autore televisivo.
E' prevista la presenza del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna

1 dicembre – ore 21 – Casa della Cultura, via Borgogna 3
"Sebben che siamo donne... Rom - La via dei campi e la via dell'arte"
Presenzia: Ferruccio Capelli, presidente Casa della Cultura
Introduce: un esponente dell'UNAR.
Rebecca Covaciu, Rom rumena, premio UNICEF per i disegni;
Laura Halilovic, Rom bosniaca, autrice di "Io, la mia famiglia rom e Woody Allen";
Dijana Pavlovic, Rom serba, attrice.
Nel corso dell'incontro saranno proiettati frammenti delle realizzazioni artistiche

9 dicembre - ore 21 - Auditorium San Fedele, via Hoepli 3/b
Concerto conclusivo con artisti rom e italiani organizzato con la Fondazione De André. Tra gli ospiti Melissa alle danze insieme a I Muzikanti di Balval.

Il concerto si aprirà con un omaggio a Django Reinhardt, in occasione del centenario della sua nascita. Il grande musicista manouche che influenzò la musica jazz con le sue composizioni e il suo grande virtuosismo verrà celebrato dalla Delirium Jazz Band.

A seguire artisti rom incroceranno le loro voci e i loro strumenti con artisti gadje, creando originali ed insolite band promiscue:
Tonino Carotone e la Banda del villaggio solidale.
I Perturbazione e il maestro George Moldoveanu e il suo violino magico.
La Banda Osiris e i Muzikantidi Balval, con il maestro Jovica Jovic alla fisarmonica e Melissa Mattiussi alla danza.

Nel corso del concerto si alterneranno immagini e testi con Dijana Pavlovic, Alessio Lega e ospiti a sorpresa.
La serata sarà condotto da Davide Facchini di Radio Popolare.




BRAT (FRATELLO)
Cantieri per un'opera rom


"Non si può togliere l'acqua ai pesci e poi stupirsi se i pesci non riescono più ad essere agili ed autosufficienti, gentili ed autosufficienti come una volta”
Alex Langer

Quello di Brat è un percorso iniziato tre anni fa, a Smederevo, 70 chilometri da Belgrado, tra una dozzina di giovani Rom, altrettanti attori loro coetanei di quella città, e il gruppo teatrale Koreja di Lecce, da sempre interessato a misurarsi con il fascino e i nodi irrisolti, l’ignoto e le diversità dell'Est Europa.

Non concede illusioni o facili scorciatoie di "redenzione" lo spettacolo elaborato da Salvatore Tramacere con Fabrizio Saccomanno: una parabola zingara contro i "nuovi olocausti".

Nasce così lo spettacolo di Cantieri Teatrali Koreja, accolto trionfalmente dal pubblico nelle rapide incursioni al NapoliTeatroFestival e al Festival Castel dei Mondi di Andria fino all'approdo nel capoluogo salentino. Come nell'originale di Gay c'è una malavita organizzata, una polizia corrotta, un affarismo senza scrupoli, un bordello di ragazze scatenate.
Interpreti scatenati, pronti a cambiare di ruolo e di genere, mentre la musica balcanica di Admir Shkurtaj, eseguita dal vivo, li incalza e li dirige verso un apparente happy end.

Si lavora di sera, dopo faticose giornate di lavoro quotidiano, specie per i giovani Rom, a raccogliere frutta, vetro e carta. Non si vuole creare una nuova compagnia professionale né si cerca alcuna catarsi sociale. Che fare? Si parte da un testo, l'Opera del mendicante di John Gay.

Persone e attori in grado di dare senso e verità alle parole molto graffianti dell'Opera. Al tempo del reality quando sempre più sottile si fa il confine tra verità e finzione.
Ladri, ricettatori, donne di malaffare, capi di polizia in combutta per spillare quattrini dove si può: questi sono i nuovi eroi di un mondo alla rovescia.

Una storia rappresentata tante volte in diverse epoche e luoghi. Undici non attori Rom e otto giovani attori serbi, assumono ruoli da commedia dell'arte, facendosi testimoni di una cultura, la propria. Una cultura che, come i piccoli ladruncoli che loro mettono in scena, è destinata a scomparire. Ne è scaturita una "presentazione" che, giocando con gli stereotipi di una cultura periferica, mette proprio in discussione il labile confine tra finzione e realtà.

Dal 30 novembre al 5 dicembre
Tieffe Teatro, Via Ciro Menotti 11 - Milano

Produzione Cantieri Teatrali Koreja e Centar Za Kulturu di Smederevo (Serbia) con il sostegno di Teatro Pubblico Pugliese
Regia e adattamento di Salvatore Tramacere
Con Lazic Vukosava, Miladinovic Marija, Mladenovic Marija, Pasti Ana, Petrovic Darko, Petrovic Igor, Maria Rosaria Ponzetta, Ramadani Ferdi, Redzepi Ajnur, Sabani Emran, Sulejmani Senad, Stojanovic Marko, Todorovic Danijel, Vulic AndjelkaGuberinic Miljan, Ibraimi Ajnur, Kriziv Damir,
Kurtisi Sead
Collaborazione alla regia: Fabrizio Saccomanno
Collaborazione all'allestimento: Mariarosaria Ponzetta
Cura del movimento: Silvia Traversi
Musiche di: Admir Shkurtaj
Eseguite dal vivo da: Giorgio Distante, Redi Hasa, Admir Shkurtaj
Luci e suoni: Mario Daniele, Angelo Piccinni
Organizzazione: Marija Anicic, Alessandra Bisconti, Dragoljub Martic, Laura Scorrano
Cura del progetto: Franco Ungaro


FASCINO E FORZA DELL'UNIVERSO FEMMINILE
Serata di arte, danza e musiche tzigane

         
                                    

Sabato 30 Ottobre 2010
Sala da Ballo di Villa Reale
Via Palestro, 16 – Milano
Ingresso gratuito

Ore 20 – 21: Visita guidata alla mostra di Angiola Tremonti
Ore 21: Concerto di Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò con danze di Melissa Mattiussi

La donna diventa terra da abitare e non da usurare, luogo di significati autentici del vivere e del morire, che l'uomo deve custodire e preservare in tutta la sua sacralità. Essenze soavemente amorfe che incarnano il principio vitale che si infrange come un’onda e ritorna attraverso le cose e i pensieri in un universo onirico in cui tutto può trasformarsi. Le domande ultime sul vivere e il morire che da sempre abitano la donna, sia nella sua dimensione simbolica sia carnale.

Universi femminili e culturali che si intrecciano nella serata di sabato 30 ottobre grazie a due artiste di origine valtellinese. L'occasione è la chiusura della mostra a Villa Reale di Milano "Il fascino dell'universo femminile secondo Angiola Tremonti: dalle fiabesche Donne Albero all'arte concettuale dei foulard".

La festa nella Sala da Ballo è affidata alle danze di Melissa Mattiussi che, dalle 21, con la Gipsy Fusion Dance tingerà le note di Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò, virtuosi musicisti Rom che, prima di suonare con Durkovic, suonavano nelle stazioni della metropolitana milanese molti anni fa. Musica balcanica tzigana e gitana in un contesto cantautorale italiano.

Prima del concerto, dalle 20 alle 21, si terrà la visita guidata alla mosrtra di Angiola Tremonti, che ha inaugurato la nuova stagione di esposizioni della Galleria d’Arte Moderna di Milano. Con le oltre trenta sculture Angiola Tremonti ha trasformato idealmente il già suggestivo scenario di Villa Reale in un bosco incantato abitato da figure fiabesche come le "Donne Albero" e i curiosi animali dai tratti femminili. Uno scenario fantasioso, carico di grande umanità, nel quale non mancano rappresentazioni più forti come le Donne Crocefisse e l’opera concettuale della "Mater Hominum".

Il lavoro scultoreo dell’artista nell’ultimo decennio si è incentrato sulla figura femminile e sulla maternità, temi portanti della storia dell’arte e della cultura, che per Angiola rappresentano un differente sguardo sull’abitare e vivere il mondo. I visitatori di Villa Reale vengono accolti dalle altissime (oltre tre metri) "Mabille": le misteriose donne madri che l'artista descrive come matrici, creature uniche, essenze soavemente amorfe che incarnano il principio vitale che si infrange come un'onda e ritorna attraverso le cose e i pensieri in un universo onirico in cui tutto può trasformarsi. Fra le antiche memorie del passato e le frenesie del vivere contemporaneo le figure femminili rappresentate valorizzano la forza della donna come madre, come lavoratrice e come compagna di vita. La"“Mabilla" diventa addirittura Donna Crocefissa, proprio ad indicare la lacerazione, il travaglio, il senso del soffrire; le domande ultime sul vivere e il morire che da sempre abitano la donna, sia nella sua dimensione simbolica sia carnale. Grande curiosità, inoltre, ha suscitato in queste prime settimane l'opera d'arte concettuale "Mater Hominum": foulard bianchi che coprono il capo delle sculture neoclassiche del 1800, raffiguranti i grandi uomini che hanno segnato la storia. "Il foulard rappresenta il mondo femminile più vicino alla terra e alla sua fertilità, ovvero le donne contadine, simbolo della fatica e del travaglio del giorno, da cui, però, nasce la vita – Racconta Angiola - La donna diventa, in questo modo, terra da abitare e non da usurare, luogo di significati autentici del vivere e del morire, che l'uomo deve custodire e preservare in tutta la sua sacralità. Il foulard sul capo di uomini che hanno fatto la storia significa ricordare che in quella storia rientrano a pieno titolo le loro mogli e compagne; le donne di ogni epoca che, custodi da sempre del dolore e della nascita, della caduta e della rinascita, hanno reso il mondo, questo nostro mondo, vita che continuamente si rinnova".

E i foulard saranno il filo che condurrà dalle opere d'arte alle danze di Melissa, anche queste volte a far riscoprire la vera essenza e la forza della Donna...



GORAN BREGOVIC
Wedding and Funeral Orchestra

Il 21 settembre ospite alla Festa dell'Unità di Milano al Palasharp e poi via con il suo nuovo progetto MARGOT, MEMORIE DI UNA REGINA INFELICE, dal 24 settembre in anteprima a Caserta.

MARGOT, MEMORIE DI UNA REGINA INFELICE

Dobbiamo a Goran Bregovic la musica del film cult di Patrice Chereau La regina Margot. Il musicista conosce dunque bene la storia di questa regina colta, personaggio affascinante dagli intrighi complicati, prima moglie di Enrico IV che si troverà al centro di uno dei periodi più tormentati della storia. Margot fu certo regina ma anche più semplicemente una donna manipolata, sacrificata dal suo sposo fino all’esilio forzato. Circondata per tutta la sua vita da letterati, la regina Margot, che non nascondeva il suo amore per la scrittura,scrisse assiduamente le sue memorie. A partire da questo diario, il visionario Goran ha visto un riavvicinamento inquietante e pungente tra il destino di Margot e quello di un’altra donna presa dalla tormenta degli anni di guerra nella ex-Jugoslavia. La barbarie non ha età, né frontiera.

E SE I BALCANI IN GUERRA ASSOMIGLIASSERO ALLA FRANCIA DELLE GUERRE DI RELIGIONE?

Con la sua irresistibile Wedding and Funeral Band, un quartetto d’archi,  il coro di voci maschili di Belgrado, le voci bulgare e una voce recitante, Goran Bregovic  ha realizzato per il Festival di Saint Denis in Francia,  una nuova partitura su Margot e le sue giovani sorelle dell'Est. La nuova produzione è stata presentata con grande successo di pubblico e critica il 7 giugno 2010 proprio nella bellissima Basilica di Saint Denis, dove è sepolta la Regina Margot. Con i suoi ottoni e le sue voci acidule Goran Bregovic rivisita la Storia alla velocità di un cavallo al galoppo.

Musiche di Goran Bregovic
Testi e poesie citate: Ivo Andric, Arsen Dedic, Pierre de Ronsard, Enes Kisovic, Abdulah Sidran, e citazioni da Shakespeare e Cervantès.
Goran Bregovic
Voce recitante: Valentina Cervi
Una band gitana di fiati:
Alen Ademovic - Goc(Grancassa tradizionale), Voce
Bokan Stankovic - Prima Tromba
Dalibor Lukic- Seconda Tromba
Stojan Dimov – Sax, Clarinet
Aleksandar Rajkovic – primo Trombone, Glockenspiel
Milos Mihajlovic - Secondo Trombone
Voci Bulgare: Ludmila Radkova Trajkova, Daniela Radkova Aleksandrova
Sestetto di voci maschili: Dejan 1 tenor, Nenad 2 tenor, Igor 2 tenor, Vladimir baritone, Dusan basse, Sinisa basse
Quartetto d'archi: Ivana MATEJIC - 1st violin, Bojana JOVANOVIC - 2nd violin, Sasa MIRKOVIC - alto, Tatjana JOVANOVIC - cello

Info www.jitmanagement.it



PATTI SMITH & LENNY CAVE con LA CASA DEL VENTO
"Seeds in the Wind" - Lo stile Gipsy incontra il Rock

Il live show a sorpresa di MITO legato alla mostra It's Not Only Rock 'n' Roll, Baby!


Dall'incontro tra una delle leggende viventi del rock e la band aretina Casa del Vento, giunta ormai al suo decimo disco, nasce una collaborazione inedita e toccante. Patti Smith ha incontrato la band casualmente nel 2009 a Firenze, e, come spesso accade, imprevedibilmente dalla spontaneità del primo approccio si e sviluppato un preciso piano di collaborazione. L’affinità artistica e di ideali si é quindi concretizzata in un progetto acustico, che vede alcuni brani della sacerdotessa assumere nuove sfumature grazie al "gypsy-style" del gruppo toscano, ma anche la realizzazione di alcuni brani ancora non pubblicati e scritti per l'occasione. Completa la line up lo storico chitarrista di Patti Smith, Lenny Kaye.

Triennale Bovisa, Via Raffaele Lambruschini 31 - Milano
Posti in piedi Euro 15
Il biglietto comprende la visita gratuita alla mostra, esclusivamente nel giorno e nell'orario del concerto.
www.mitosettembremusica.it


 

PACO DE LUCIA
La magia della storica chitarra flamenca al Festival di Villa Arconati


Grande sfilata di stelle musicali per la XXII edizione del Festival di Villa Arconati che si terrà a Bollate dal 29 giugno al 22 luglio, spaziando dal jazz alle musiche dal mondo alla canzone d'autore.

Giovedì 15 luglio le stelle danzeranno al ritmo della magica chitarra di Paco De Lucia. Chitarrista flamenco fra i più grandi al mondo Francisco Sánchez Gómez, in arte Paco De Lucia, ha iniziato a suonare la chitarra all'età di cinque anni. Nel 1967 uscì il suo primo album e da allora la sua carriera è stata un susseguirsi di grandi successi e grandi innovazioni nel genere e nello strumento.

La sua amicizia e collaborazione con il grande cantaòr gitano Camaron De La Isla hanno segnato la storia del flamenco e della musica, lasciando all'umanità dischi che sono perle preziose.

Pluripremiato, arriva a villa Arconati con uno spettacolo che rievoca suoni arcaici, speciali, una mescolanza di elementi arabi e andalusi estremamente complessi, uno show emotivo e coinvolgente che vede anche la partecipazione di due cantanti e un ballerino di flamenco.

ORE 21.30 - Apertura biglietteria Festival ore 19.30
BIGLIETTI - Euro 60 - 50 - 40

COME RAGGIUNGERE VILLA ARCONATI
È previsto un servizio di minibus gratuito con partenza dalla Stazione
FNM Bollate Centro (P.zza C. Marx)
Verificare orari e disponibilità sul sito www.festivalarconati.it
In auto: Villa Arconati è situata a Castellazzo di Bollate, 5 Km a nord di Milano, lungo la S.S. Varesina, tra Bollate, Garbagnate e Arese.
Nelle serate è in funzione un servizio di ristoro con panini, piatti freddi, birra, bibite, gelati e caffè gestito da Birrificio Lambrate.



GOGOL BORDELLO
Italian Summer Tour 2010

Gipsy punk follia ed energia allo stato puro! Impossibile uscire asciutti da un loro live! Il loro ultimo album "Trans-Continental Hustle" esplora il mondo della musica brasiliana e di quella caraibica in generale. Le percussioni e la ritmica portando a un livello superiore tutto il lavoro musicale del gruppo, che non ha mai perso il suo spirito (musicalmente parlando) più gitano.

Torna in Italia la band più incredibile del rock mondiale, i Gogol Bordello. La gipsy punk band "sconvolgerà" la nostra estate il 13 luglio al Carroponte di Milano, il 14 allo Sherwood Festival di Padova, il 17 a Genova, 1l 24 luglio all'Umbria Folk Festival di Orvieto e il 25 al Sarroch Summer Grooves in Sardegna.

Reduci da una recente tournèe in Russia, Sud America e Australia, gli infaticabili Gogol Bordello sono ora in tour tra Nord America ed Europa e hanno già in calendario una serie di date in Olanda e Germania. Il loro nuovo disco è prodotto dal Re Mida del rock Rick Rubin, già al lavoro con Red Hot Chili Peppers, System of a Down, Slayer

Per informazioni www.gogolbordello.com - www.hubmusicfactory.com


DE TODO CORAZON
Spettacolo di Flamenco de Il Mosaico Danza
21 e 22 Giugno, Teatro Sala Fontana, Via Boltraffio 21, Milano - Ore 21

"Ci sono esperienze che devono essere vissute per essere capite. Un po' come l'Amore, quello vero e profondo che nasce dal donarsi completamente e incondizionatamente all'altro. Per fare questo è necessario essere realmente nel proprio centro, da dove si irradia la forza donataci da madre natura per poi espanderci nell'Universo.
Nel mio cammino di danzatrice e di donna, incontrare Sabina è stato un dono prezioso che mi ha fatto riscoprire l'importanza dell'accettarmi così come sono, tornando a respirare nella danza e nella vita. Attraverso il Flamenco, ma non solo, Sabina mi ha insegnato a mantenere il cuore aperto nonostante tutte le difficoltà e a non avere paura di mostrare la mia anima nuda. In tal modo si riesce ad andare oltre la semplice forma per divenire come un unico respiro danzante.
In particolare quest'anno, la mia danza e la mia vita interiore hanno raggiunto maggior consapevolezza e presenza, grazie al Flamenco Contemporaneo. Un lavoro duro di grande apertura fisica ed emozionale, denso di contenuti riguardanti il funzionamento del corpo e della mente, per abbattere le barriere ed andare oltre i limiti.
Danzando da 30 anni posso dire di non avere mai incontrato una Maestra e nemmeno una Persona come Sabina, capace di donare completamente quel che ha da trasmettere, con infinita passione, tanta pazienza e soprattutto tanta allegria ed autoironia che rendono le lezioni più leggere e le fanno diventare un momento di condivisione serena per il gruppo.
Le parole non possono bastare per ringraziare Sabina... Forse l'unico vero ringraziamento è continuare a danzare con tutto il cuore e l'anima e diffondere con tutta me stessa questo messaggio. Gracias, Sabina, de todo corazon!" - Melissa Mattiussi

Anche quest'anno Sabina Todaro e i suoi allievi de Il Mosaico Danza vi invitano a condividere l'emozione del baile flamenco attraverso le sue coreografie emozionanti e musiche coinvolgenti. Il cast è completato dai meravigliosi musicisti (chitarre, cajon, violoncello, flauto traverso e le immancabili "palmas") che grazie alla loro bravura rendono questo evento ancora più prezioso. Ritorna come ospite speciale il cantaor di Cordoba Antonio Mejías, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti in Spagna. Il cast dei musicisti vede Antonio Porro alla chitarra e composizione musicale, Alessandro Martin alla chitarra, Marcello Porceddu alla chitarra, Francesco Perrotta al cajón, Bistra Caparkova al violoncello, Giuliano Prada al flauto, Sabina Todaro alle palmas, Paola Savino e Corrado Ponchiroli alle palmas.

Biglietti in prevendita al Mosaico entro il 19 giugno: Euro 12
vendita diretta in Teatro dal 20 giugno: Euro 14


 

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