Massimo Tettamanti

Quando sensibilità, coraggio e concentrazione si uniscono per ridare vita all’ambiente, agli animali e agli essere umani vittime di violenza

Sguardo attento e acuto, sensibilità, intelligenza, concentrazione, coraggio, forza e presenza sono i tratti che più risaltano alla mia attenzione parlando con il Dr. Massimo Tettamanti, animo da Jainista contemporaneo, cittadino del mondo che dedica la sua intera esistenza ad aiutare le vittime di ogni categoria (animale, umana, ambientale).

Criminologo forense e chimico ambientale, noto in Italia per l’attività e i successi ottenuti contro la sperimentazione animale e uno dei coordinatori di I-CARE NETWORK , che per la prima volta unisce una serie di associazioni che si occupano di tutte le tipologie di vittime di maltrattamenti “perché esseri umani, animali e ambiente non possono essere difesi con successo se ciascun gruppo o associazione agisce debole e isolata dagli altri ambiti del volontariato che difendono le vittime, tutte, di questa società del massacro ”.

Tra le altre cose è Consigliere scientifico dell’Associazione Atra, Direttore del Nutrition Ecology International Center, NEIC ed è inoltre autore di varie pubblicazioni scientifiche e presentazioni a congressi internazionali.

Massimo, come è iniziato il tuo cammino nell’aiuto alle vittime?
“Ho iniziato a far attivismo per i diritti degli animali in canile a 13 anni. A 17 anni avevo chiarissimo cosa volevo fare nella vita e mi son avvicinato alla scelta vegetariana. Ai tempi non conoscevo ancora la parola “vegano” e per me vegetariano era già la scelta estrema. Poi a 24 anni ho deciso di diventare vegano, seppur all’inizio mi sembravasse eccessiva, ma mi son documentato e ho deciso.”

Chi è il primo scrittore o attivista che ti ha convinto a passare alla scelta Vegan?
“E’ stato Hans Ruesch con il libro “Imperatrice Nuda” che ha svelato tutto il discorso della vivisezione. Mi ha coinvolto tantissimo perché non pensavo si potesse arrivare ad atti di così grande violenza nei confronti degli animali. Attenzione, sto parlando di azioni ancor più violente di quelle viste nelle foto e nei video che girano sul web. Le cose peggiori in assoluto. Allora non sapevo nulla di questo e poi ho fatto dei passaggi mentali da solo dove mi sembrava assurdo andare in canile e a casa mangiare gli altri animali. Ai tempi non esisteva internet e le informazioni non erano così immediate e mi ha rafforzato non tanto chi mi dava l’esempio positiva, ma chi era in contraddizione, come tutti quegli attivisti che però non erano vegani. Diciamo che mi son avvicinato al veganesimo in “negativo”.”

Spesso si discute di come chi è vegano e ha un cane o un gatto dovrebbe alimentare i propri animali domestici. Cosa pensi di questo tema?
“Ci sono alimenti vegani per animali, ma sappiamo che i gatti sono predatori. Comunque al momento non lo vedo come un problema poiché attualmente la maggior parte die cibi animali sono coprodotti dell’industria alimentare umana, quindi scarti di macellazione. In tempi più moderni si sono poi create delle industrie dove uccidono gli animali per nutrire gli altri animali. Su questo sono eticamente contrario perché uccidere degli animali per dar da mangiare ad altri animali non ha senso. Nel mondo imperfetto di adesso dove tutto va al massacro di animali in ogni ambito, che una parte di coprodotti vengano utilizzati per dar mangiare agli animali non lo vedo un problema come invece potrebbe diventarlo un domani in un mondo vegano. Ci sono tre tipi di industrie di cibi per animali. Quelle che producono cibo vegano per cani e gatti, considerando che i gatti hanno bisogno di taurina e quindi la aggiungono come ingrediente chimico. Questa tipologia di marche sarebbe da preferire, anche se certi animali non le accettano e in più sono anche molto costose e per i rifugi sono proibitive. Poi ci sono le industrie che fanno coprodotti che sono la maggior parte e le più famose. E poi ci sono le royalty che usano gli scarti di coprodotti che però buttano dentro di tutto e i cibi per animali diventano delle schifezze. All’interno della terza categoria di industrie che allevano appositamente gli animali per farne cibi per animali vi è anche Almanature, la stessa che ha sponsorizzato la campagna “Stop vivisection”. E’ una contraddizione, vedi! Per nutrire un animale per tutta la sua vita vengono uccise tantissime altre vite. Almanature sicuramente dà cibo molto più sano di quelle che usano gli scarti dei coprodotti, ma certamente pretendere la perfezione è impossibile, mentre pretendere un cammino è più realistico.”

Quindi cosa consigli a chi è vegano e ha un cane o un gatto?
“Se riesce a dar loro cibi vegani sicuramente è meglio, altrimenti fa poca differenza. Sicuramente sono contro chi alleva appositamente gli animali per macellarli. Sono anche contro l’accusare di imperfezione chi da vegano dia cibi animali ai propri animali poiché in una società come la nostra non esiste la perfezione. Siamo imperfetti pure noi che usiamo un mezzo pubblico che consuma energia e portiamo via petrolio dagli oceani anche solo respirando. Chi accusa di imperfezione lo fa in maniera strumentale perché l’imperfezione è ovvia e scontata già normalmente, figuriamoci nella società attuale!”

Molti attaccano noi Vegani.
Dici che è per il fatto che si sentono in colpa forse perché loro non hanno il coraggio di fare questa scelta?
Quando si parla di grandi tematiche come inquinamento e terzo mondo, molti pensano “io non posso fare niente perché sono scelte politiche”, mentre quando la scelta è tua perché sei tu l’artefice, puoi decidere se essere un predatore o un liberatore di risorse, allora a quel punto si mette la responsabiltià sul singolo e automaticamente l’esistenza di una scelta coerente mette in difficoltà chi magari è anche simpatizzante e sensibile, ma non ce la fa. E non si può dare la colpa allo Stato o alla Banca Centrale.”

Sicuramente bisogna combattere il pregiudizio e la categorizzazione in ogni loro forma. Capita spesso che all’inizio della scelta Vegan si sia più severi con se stessi e con gli altri non vegani, ma dobbiamo ricordarci che prima di fare questa scelta consapevole ed etcia anche noi eravamo onnivori.
“E’ un mondo al contrario perché la maggior parte delle persone è complice di morte e sofferenza. Se si prende consapevolezza è ovvio che una delle emozioni sia la rabbia. Ed è scontato perché se una persona vede un filmato sugli allevamenti intensivi e poi a fianco vede uno che mangia carne la rabbia può essere parte del processo di crescita. Però poi non deve diventare lui quello violento nei confronti degli altri. Se qualcuno interviene per difendere un bambino che viene picchiato è un eroe, se invece qualcuno difende anche solo verbalmente gli animali allora viene criticato. Anche le prime donne che volevano pari diritti rispetto agli uomini erano viste che me le streghe, le mestruate.”

Sì, trovo che a proposito di noi donne sia ancor poco compreso il nostro essere femminile. Pensiamo anche solo al modo di dire “Ma hai le mestruazione?!”, quando magari siamo un po’ più suscettibili e nervose… Ecco, anche se avessimo le mestruazioni e se fossimo in preda a degli sbalzi ormonali e umorali, gli uomini non potrebbero semplicemente chiederci “Cosa c’è che non va?”.  Magari potremmo aver bisogno di aiuto e invece veniamo sempre ridicolizzate e accusate di non essere perfette.
“Si può anche girare il discorso, l’uomo è molto più neandertaliano e pure l’uomo è in preda ai cambiamenti fisiologici. Purtroppo c’è ancora così tanto sessismo, figuriamoci con lo specismo!”

Forse quando si risolverà il sessismo si potrà anche risolvere lo specismo.
“L’uomo è l’unica specie animale che riesce a devastare l’ecosistema di cui ha bisogno. Questo è un fatto accertato. Da quel punto di vista se si parla di intelligenza ambientale l’uomo è la specie peggiore in assoluto. E’ corretto dare valore a tutte le specie, riconoscendo a ciascuna delle qualità caratterizzanti. L’uomo ha come caratterizzante un certo tipo di intelligenza che gli altri animali non hanno e sfrutta questa intelligenza per devastare il Pianeta in cui vive. Quindi sull’intelligenza non si discute, sull’utilizzo sì.”

Anche negli ambienti spiritualisti vedo ancora che gli animali sono spesso considerati come esseri inferiori. Sento alcune persone che guardando certi animali e dicono “magari adesso parla, gli manca solo la parola”. Ma io dico, lui ti sta già parlando, sei tu che non lo comprendi! Perché loro ci capiscono e noi no?
“Avendo studiato prima chimica e poi essendomi specializzato in criminologia, ti posso dire che in criminologia la prima cosa che impari è che la comunicazione verbale è solo il 7%. Il resto è atteggiamento corporeo, espressioni facciali, abbraccio etc… La comunicazione verbale è molto minore solo che alcune persone molto legate al proprio essere umano e non al proprio essere animale valutano quello come l’unico mezzo di comunicazione. Molte volte anche quelli che fanno meditazione e cose simili e dovrebbero essere i primi a rendersi conto di queste cose, poi non capiscono che la comunicazione non deve neanche esistere, nel senso che ha un ruolo assolutamente minore, perché la respirazione, la postura, lo stato mentale hanno un ruolo maggiore rispetto alla parola. E quindi gli animali fanno parte di tutto questo. Quando gli animali incontrano gli altri animali valutano subito l’odore, la postura, gli ormoni e sfruttano il loro essere nel suo complesso. Noi se uno non parla non sappiamo valutarlo.”

Tornando a chi ti ha aperto gli occhi sul mondo vegan, come si collega al discorso di criminologia ambientale?
“Dunque, “Imperatrice nuda” è stato per me un libro shock grazia al quel ho fatto delle scelte nella vita in opposizione a ciò che vedevo. Mi sono quindi ritrovato molto nel pensiero del Jainismo il cui approccio fondamentale è l’esempio nel quotidiano ed è un approccio mentale alle cose indipendente dalla tua religione, dal partito polito o dalla ricchezza. Avendo fatto questa strada per contrasto probabilmente non sono riuscito a formarmi una direzione precisa. Infatti sono ancora alla ricerca, studio tanto e spesso cambio i progetti in corso d’opera. Solo che faccio fatica a trovare esempi positivi da seguire. Una persona però che secondo me è da ascoltare è Lester Brown, agronomo, scrittore, ambientalista statunitense, fondatore del Worldwatcht Insitute e del Earth Policy Insitute. E’ stato il primo a dire una serie di cose per me importantissime. Lui ed altri hanno messo gli allevamenti intensivi come priorità al mondo insieme ai sistemi di trasporti. Nel suo libro “Piano B” ha fatto vedere come sta andando adesso la situazione ed è fallimentare dal punto di vista dell’ecosistema. Ha mostrato come vengono investite le risorse, ha fatto un’analisi economica bellissima in cui ha dimostrato, con un approccio scientifico ed economico, quanto costerebbe salvare l’ambiente e quanto invece viene investito per distruggere il pianeta, che è 10 volte di più. Lester Brown fa proprio capire che ora siamo in una devastazione globale, ma il cambiamento sta avvenendo troppo lentamente e non ci sono scuse perché i soldi ci sono. Io quindi ho iniziato con la chimica, poi la chimica dell’ambiente e son venuto a contatto con l’ambito dei reati ambientali, ho ampliato il discorso e mi sono avvicinato alla criminologia e ho creato la Società Italiana di Supporto Vittimologico.

Cosa hai realizzato nell’avere a che fare con così tante vittime, sia umane che animali?
“Ho visto che la cosa migliore per il sostegno delle vittime è l’ascolto prima di tutto. Quindi quelli che alla vittima raccontano cosa dovrebbe fare non hanno l’approccio giusto perché in tal modo la persona sarà centrata sul suo problema e non avrà la possibilità di esprimere, di razionalizzare e di uscire dal suo cerchio mentale. Le cose fondamentali per ogni animale o umano sono: essere e sentirsi al sicuro, la necessità di esprimere le proprie emozioni, necessità di capire cosa succederà dopo. Lo stesso approccio che utilizziamo per le vittime di abusi lo utilizziamo per gli animali di laboratorio, dove non gli vai a imporre la tua presenza e le tue regole, ma gli mostri un diverso modo di vivere dove sei al sicuro, dove ti puoi esprimere e dove verrai curato. Per cui sono arrivato a creare un’Associazione per l’aiuto delle vittime umane dopo anni di riabilitazione degli animali maltrattati perché non vedo la differenza, per me sono la stessa cosa.”

Comprendo bene, effettivamente quando abbiamo paura siamo tutti come animali spaventati, anche io non vedo differenza tra noi e gli animali.

“Quando si è creata l’abitudine alla sofferenza la vittima, anche in condizione di libertà, tenderà a comportarsi come quando veniva maltrattata e stava in una condizione di resilienza. E’ necessario lasciarle tantissimo tempo per capire che la situazione è veramente cambiata e riabituarsi a stare bene e vivere normalmente. Ci sono varie associazione che fanno un training al nuovo proprietario di animali che son stati maltrattati. All’inizio è meglio essere un po’ distaccato e non imporre i tuoi tempi, sia all’animale che alla vittima umana di abuso. Tu non sai ancora cosa ha vissuto e finché la persona non te ne parla non la puoi aiutare. Ma fino a quanto tu non la metti in condizione di parlare non può iniziare il percorso rieducativo.”

Cosa ritieni sia l’elemento che più contribuisce a creare una potenziale vittima di maltrattamenti?
“Abbiamo visto che la cosa principale che condiziona le persone si chiama profezia autoavverante, cioè se tu dici a un bambino “non ci riuscirai” lui non ci riuscirà e dovrà passare tutta la vita a sconvincersi. Per cui quando una donna o una bambina viene sminuita può anche diventare la donna manager che guadagna 6000 Euro al mese, ma alla fine, quando arriverà a casa dal marito che normalmente è uno pieno di frustrazioni e le sfoga su di lei dicendole “Sei una deficiente, non capisci niente, etc…”, lei si convincerà di questo. Così quando capiterà che questa donna sul lavoro non riuscirà a far qualcosa allora dirà a se stessa che è vero, è una deficiente. E’ devastante la profezia autoavverante. Chi non è sicura di sé ha dentro una bambina a cui non è stato dato affetto e che ha bisogno di protezione. Quella bambina è sempre lì dentro e finché non l’avrai ascoltata non si potrà strutturare una persona adulta e in grado di proteggersi. Per esempio a un compagno che dicesse “Sei una deficiente” una donna matura e risolta risponderebbe “Guarda, tu mi dici che sono una deficiente, ma non è così. Sei tu che hai dei problemi e quindi o ti metti in cura oppure le nostre strade si dividono”. La profezia autoavverante fa in modo che la vittima non sia in grado di difendersi perché in quel momento è una bambina. E lo stesso avviene per gli animali. Pensa che per convincere gli elefanti a stare fermi in un posto, quando sono piccoli li legano a una catena così non possono andare da nessuna parte, nemmeno se qualcuno li maltratta. Quando diventa adulto l’elefante sente che è legato e non riuscirà ugualmente a proteggersi e liberarsi, seppur con tutta la sua forza lo potrebbe fare. E con tutti gli animali avviene così. Se da cucciolo gli viene insegnato che l’uomo è il più forte anche da adulto avrà quella convinzione.”

Avviene però che qualche animale poi da adulto abbia aggredito il proprio domatore. Quindi in questi casi si è accesa la loro consapevolezza?
“Sì, è avvenuto qualcosa che ha risvegliato la loro natura.”

E allora lì ha ragione il leone!
“Ha sempre ragione il leone!” Ride…

Ti sono capitati casi di persone cresciute in un clima familiare normale, tranquillo e che però poi da adulte sono state vittime di violenze?
“Statisticamente l’80% dei casi viene da profezia autoavverante e quindi anche se la situazione di base era apparentemente normale c’era qualcosa che non andava. Per esempio prendiamo dei genitori di successo con una figlia non particolarmente brillante nel campo dei genitori, i quali pretendono che lei faccia il loro lavoro e non accettano le sue inclinazioni naturali, pur dandole tutti i beni materiali. Quindi lei si troverà sempre a sentirsi inadeguata in tutte le situazioni. Questo livello di aspettativa sempre maggiore da parte dei genitori crea senso di inferiorità e inadeguatezza nei figli se non sono loro ad aver scelto la propria strada.”

Chi hai notato che riesce a gestire al meglio la relazione di aiuto alle vittime?
“Chi sa gestire meglio la relazione di aiuto sia con le vittime sia animali che umane sono proprio quelle persone che a loro volta hanno subito maltrattamenti. Dopo di che ci sono i professionisti come lo psicologo, l’avvocato, il medico che hanno un loro ruolo nel ricostruire la vita della persona, ma il primo approccio è quello di confrontarsi con la persona che sa esattamente cosa hai passato perché lo ha vissuto prima di te e ti ascolta senza giudicarti. Anche questa cosa del non giudizio l’ho imparata dagli animali che non ti giudicano mai. E’ importante che si capisca che se non ti centri e non ascolti quella bambina che urla i suoi bisogni dentro di te, sarai sempre attaccabile.”

Trovo che la bellezza del tuo lavoro sia proprio riuscire a scoprire poco a poco la vera persona, farla uscire, togliere l’involucro di protezione e lasciarla libera di essere felice.
Qual è la prima cosa da fare quando si viene a contatto con una vittima?

“Per prima cosa devi abbassare la tua energia ed essere tranquillo dentro per creare un clima di fiducia e accoglienza.”

Prima hai accennato al Jainismo. Come inserirlo nella vita di tutti i giorni, anche per i non vegani?
“Ho apprezzato il Jainismo per due cose. Una è la teoria della molteplicità dei punti di vista e cioè che se io la penso in un modo è solo il mio modo e non vale più di quello di un altro poichè egli ha un mondo interiore che lo ha portato a pensare così. Se è convinto del suo modo di pensare perché è parte di lui quel modo non cambierà. Se gli arriva invece da dei traumi e sta rovinando la persona allora posso cercare di aiutarlo, non perché la pensa diversamente, bensì perché ha subito un trauma. Nella presentazione dei progetti io tengo sempre presente questo principio. E poi il concetto di non violenza sempre portato all’estremo. Ti spiego meglio: se tu sei attento a qualcosa e per sbaglio crei violenza non sei colpevole. Ma se tu sei disattento sei colpevole anche se non succede niente perché poteva crearsi della violenza. Così quando ti approcci a un animale o a un essere umano devi essere presente e centrato totalmente per aiutarlo. Se invece non sei centrato sull’aiuto potrai magari anche azzeccare la cosa giusta da dire, ma sei colpevole. Quando sei in assistenza non esiste il fatto che tu non sia presente. Quante volte, appoggiandomi alle tecniche che sapevo, non son stato attento ma strategico. Del Jainismo mi piace proprio questo concetto di non violenza prima ancora che si verifichi la violenza. Quella è la loro Ahimsa, non lasciare spazio alla tua mente affinché si verifichi la violenza. Se capita può quindi essere un errore, ma non hai la colpevolezza perché sei stato attento.”

Quando siamo in metropolitana mi pare che siamo quasi come gli animali d’allevamento e scatta un po’ la violenza almeno nel pensiero, perché si è in tanti schiacciati in un luogo piccolo, con poca aria e tanti cattivi odori. Come prevenire questi pensieri negativi?
“Secondo il Jainismo si dovrebbe lavorare prima sulla propria mente per estinguere i pensieri violenti e non creare quindi situazioni di scontro. Se queste avvengono allora bisognerebbe capire il motivo perché sono accadute cercando di capire anche il punto di vista dell’altro con cui avviene lo scontro. Per esempio io uso la tecnica di comunicare prima se mi sto alterando, anziché cercare di far passare da sola un certo tipo di energia negativa arrivata improvvisamente. Pensiamo ad una coppia. Quando si ha una brutta giornata, anziché prendersela uno con l’altra senza apparenti validi motivi, sarebbe meglio che si dicesse: “Oggi è una giornata no, non ce l’ho con te ma lasciami sfogare”. Così l’altra persona non si sentirà attaccata, sarà disponibile ad ascoltare e si sentirà resa partecipe. Il ruolo del compagno, della compagna o dell’amico è proprio quello di aiutare a trasformare l’energia negativa dell’altro. Comportandosi in questo modo rendi l’uomo un po’ meno cavernicolo e la donna meno esigente nel comunicare.”

Mi sembra una modalità molto interessante questa di comunicare prima che non si è momentaneamente ben disposti onde cercare la comprensione dell’altro ed evitare malintesi e conseguenti conflitti.

Grazie Massimo per questa lunga, interessante e illuminante chiacchierata.

E TU, VUOI ESSERE PREDATORE O LIBERATORE DI RISORSE?

Melissa Mattiussi

 

LIBRI DI MASSIMO TETTAMANTI

  • “Il Jainismo, la più antica Dottrina della Nonviolenza, della Compassione e dell’Ecologia”, scritto insieme a Claudia Pastorino, Ed. Cosmopolis;
  • “L’Essenza del Jainismo”, scritto insieme a Claudia Pastorino, Editori Riuniti;
  • “Diventa vegan in 10 mosse”, scritto insieme a Marina Berati, Ed. Sonda;
  • “Ecologia della Nutrizione”, scritto insieme a Raffaella Ravasso, Ed. Atra;
  • “Tossicità Legale (Introduzione alle metodologie che non fanno uso di animali)”, tradotto anche in francese e tedesco, Ed. Atra;
  • “Tossicità Legale II (Metodologie che non fanno uso di animali)”, tradotto anche in francese e tedesco, Ed. Atra;
  • “Tossicità Legale III (Banche di Tessuti Umani)”, tradotto anche in francese e tedesco, Ed. Atra; “Chimica e Ambiente”, Ed. Cosmopolis;
  • “Introduzione alle metodologie sostitutive”, LeAL Edizioni;
  • “(Dis)educazione alla Violenza”, scritto insieme a Francesca Sorcinelli e Monica Bertini, Ed.Cosmopolis;
  • “Vittimologia del Reato Ambientale”, scritto insieme a Marco Monzani, in stampa;
  • “Prima causa di morte. Carne cancerogena”, a cura dell’Associazione Italiana di Supporto Vittimologico e ICare.

Danzare per-Donare. Danzare per Perdonare

La Danza e il Salto alleggeriscono la vita, curano le ferite emozionali e facilitano il perdono

Qualche giorno fa, danzando da sola e allenandomi, è nata in me una riflessione.

Sempre ricordo a me stessa perché quotidianamente scelgo di portare avanti questo mestiere, senza arrendermi alle difficoltà che, credetemi, sono tantissime in una società come questa, fatta di troppa apparenza, troppa mediaticità, troppa disconnessione fisica e mentale, troppe parole e poca vera comunic-azione. Ma vi eviterò qui le polemiche!

Ho sempre sentito in me che il mio danzare è sia un atto terapeutico-catartico di rielaborazione creativa del vissuto, sia un efficacissimo antistress e metodo di mantenimento in buona salute del Corpo-Mente. Danzare come Comunic-Azione e linguaggio che fa dialogare Corpo e Spirito per riconnettermi alla parte più autentica e pura di me, quella che sempre sorride e gioisce e attraversa con leggerezza e armonia le righe dello spartito che è l’esistenza. Quindi per me la Danza è sempre stata un dono meraviglioso ricevuto e che a mia volta voglio donare alle altre persone, insegnando loro come vivere al meglio e in movimento questa fantastica macchina corpo umano.

Però fino a qualche giorno fa non avevo realizzato che Danzare mi avrebbe aiutata anche a Perdonare!

Perdonare chi?

Anzitutto perdonare me stessa per tutte quelle “accuse” che mi sono rivolta così tante volte di fronte a blocchi o cadute.

La Danza mi ha fatto comprendere che ogni blocco o caduta sono solo temporanei e che sono solo pause del movimento, pause che in quel momento sono necessarie per capire dove si è e come si può andare avanti al meglio, pause in cui ri-raccogliere le forze per poi prendere un nuovo slancio e saltare ancora più in alto, fino a volare… Aaah, che sensazione di immenso piacere e di liberazione il salto!

Ogni giorno, ciascuno di noi, dovrebbe saltare almeno per 5 minuti.

Ora, fermati e dimmi… Da quanto tempo non salti come facevi da bambino?

Cosa aspetti allora?

Alzati e fai almeno 5 salti e… ridi!

Ridi di te stesso e di tutto quanto e ti sentirai più leggero e capace di affrontare al meglio anche le situazioni che adesso ti appaiono più pesanti.

Possiamo dunque dire che anche saltare aiuti a perdonare.

E poi fammi sapere come è andata con i salti e con il perdo.

Dance for a Joful Life! Dance for a Better World!

Melissa

LIBRI CONSIGLIATI SUL PERDONO

“I 7 passi del perdono. La scienza della felicità” – Daniel Lumera



“Il perdono assoluyo. Perdonare per crescere” – Colin C. Tipping


Flashdance il Musical. Un pieno di energia positiva!

Energia allo stato puro nella messa in scena di Flashdance il Musical, al Teatro Nazionale di Milano fino al 31 dicembre, per la regia di Chiara Noschese, su testo di Tom Hedley e Robert Cary, musica di Robbie Roth, liriche di Robert Carey e Robbie Roth, coreografie di Marco Bebbu.

La sfida è stata vinta!

Lo storico film del 1983, che ha fatto ballare tutte noi ragazzine negli anni ’80 in tutina e scaldamuscoli al ritmo folle di “Maniac” e sulle pulsazioni di “What a feeling”, viene qui rivisitato in una veste stilistica nuova anche dal punto di vista coreografico. Chi si aspetta una versione pari pari a quella cinematografica si troverà a confrontarsi con le differenze, ma non rimarrà affatto deluso. Del resto chi volesse vedere qualcosa di uguale al film può sempre rivedersi il film!

Secondo il mio gusto, di Danzatrice professionista, appassionata di Musical e film musicali, soprattutto degli anni ’70-’80-’90, questo Flashdance è da urlo!

Molto brava la fresca protagonista Valeria Belleudi nei panni di Alex, con il suo bel sorriso e gli occhi grandi che trascinano lo spettatore nella passione per la Danza e nel non rinunciare a credere e a lottare per i propri sogni. Quei sogni che non vengono avverati da una bacchetta magica, ma che vengono ricompensati per l’impegno, la costanza, la dedizione, l’onestà e l’amore che si si mette nel cammino per raggiungerli.

Con lei il suo Nick Hurley, Lorenzo Tognocchi, voce delicata e gentile dalle ottime potenzialità.

E non sono solo i due protagonisti a regalare emozioni, anche gli altri solisti fanno breccia nel cuore del pubblico. In particolare la ben riuscita interpretazione del ruolo di Jimmy da parte di Marco Stabile e del ruolo di Gloria di Elisa Lombardi.

Emozionante, tra la comicità e la delicatezza amorevole, il personaggio di Hannah, Maestra di danza di Alex suo angelo custode, impersonato da Altea Russo.

E’ una gioia vedere spettacoli così pieni di energia positiva.

E non si può non uscire cantando e ballando “What a feeling!”

Melissa Mattiussi